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4 febbraio 2014

Quando un anno comincia si pensa al passato

Io al passato ci penso sempre. Più che al futuro. Preferisco la storia alla fantascienza, perché come dice Il Re (che non è Elvis, è Stephen King) Dio ci punisce sempre per le cose che non riusciamo a immaginare, e quindi io non immagino. Né il futuro, né un mondo migliore. Non ho fantasia. E’ strano detto da una che di mestiere scrive. Io comunque non so inventare storie lunghe. Romanzi, ecco cose così, non lo so fare. Nemmeno il futuro lo so fare. O forse lo faccio, ma certamente non lo penso.

Io penso al passato. Perché sono d’accordo con Il Re, e non voglio essere punita.

Quando un anno comincia, del resto, è facile che si pensi al passato. Io però l’ho pensato tutto, non solo un pezzo, non solo gli ultimi 365 giorni. Ho pensato al “prima”. Nella vita di tutti c’è un “prima”, almeno uno. Quel momento che spezza le cose. Le cause non importano, perché sono sempre le stesse: amori lutti addii traslochi incontri età.
Il passato, tutto, io ce l’ho ben chiaro nella testa. Ho buona memoria, fortunatamente. Troppo buona. So dirvi esattamente in quale mese e anno le mie migliori amiche hanno dato il primo bacio. E ricordo gran parte dei cognomi dei miei compagni delle elementari. E’ un tipo di memoria la mia che aiuta a non farsi mai bocciare a scuola, a imparare due diverse traduzioni dell’Eneide a memoria, e dare l’esame di latino senza sapere il latino. Di recente sono andata a ballare, e persino fuori a bere. I miei colleghi e tutti quelli che mi hanno conosciuta negli ultimi 10 mesi devono essersi fatta l’idea che io sono Mercoledì Addams che fa i powerpoint perché vedete io è tanto tanto tempo che non esco più, che non mi diverto più. Che boicotto la vita. Mi disinteresso. Dico di no. Ecco il 2013 su tutto è stato l’anno del disinteresse, dell’allontanamento, della freddezza, del disimpegno sociale, del mero egoismo, della corsa alla laurea e poi alla carriera, l’anno della maturità più gretta e frigida: vai al lavoro esci dal lavoro paga le bollette fai la spesa cucinati una pasta poi buttala, che ti fai schifo.

Il 2013 non sarà ricordato esattamente come un anno bello, ci sono state un paio di dipartite verso il Grande Nulla e non posso dire di essermi granché divertita o rilassata. Diciamo che ho lavorato sodo per finire lo stage, laurearmi e trovare/svolgere un nuovo lavoro, e questi sono buoni risultati. Ho anche amato per 365 giorni consecutivi lo stesso uomo dell’anno prima, e lo amo ancora, e ho buone ragioni di credere che anche lui ami me. E anche questo è un buon risultato. Insomma, non sono stata esattamente il ritratto dell’allegria nel 2013 e non credo lo sarò mai più, credo anche non sarà mai più il 2003. Sono dieci anni che è finito il 2003 quando il tempo trascorso dal menarca si contava in mesi, io avevo quattordici anni, la vita era bella. Non era bella. Era terribile, e noiosa. Eppure era tutta lì, tutta quanta. Avevo ancora da fare l’amore, bere una vodka, fumare una canna. Il tempo lo passavo a chiedermi come sarebbe stato. Ma quando un anno finisce si pensa al passato, e non è più il 2003, e il tempo posso passarlo a ricordarmi com’è che è andata.  L’amore, la vodka, le canne – erano certamente meglio nelle aspettative, ma è così che funziona il mondo e sostenere il contrario è una cosa che fanno i bugiardi. E i paurosi. E io non sono né l’una né l’altra cosa.

Per il 2014 chiedo ciò che avevo chiesto nel 2013 perché ne ho avuto, e ne voglio ancora: scudi ed armi nuove. Consapevolezza e rabbia. Coraggio ed energia. Vorrei scrivere – vorrei farlo di mestiere, e lo faccio.

E scrivere, quando lo fai di mestiere, non è esattamente speciale. Le cose, quando le fai di mestiere, smettono di essere speciali. Diventano ovvie. Che poi per me scrivere è sempre stato ovvio. Io quello che ho scritto l’ho scritto perché dovevo scriverlo. Segue aneddoto che certamente avrete già letto e/o sentito in altre sedi: a sei anni mi comprarono un quaderno. Io vi annotavo parole, pezzi di frasi qualsiasi, un fiume lessicale senza alcuna intenzione di trarne fuori nessi logici. Cane, taxi (fu una gran fatica), la mia nonna è a dieta – fuoco – giocare – fiori colorati - cielo – era un’attività che mi piaceva, mi rilassava come il Pongo, o bere il succo di frutta. Mi piaceva la carta, la penna, esercitarmi nella grafia. Un atto fisico, più che intellettuale, scrivere . Spontaneo. Rilassante.
Scrivere, quando lo fai di mestiere, non è esattamente speciale. È semplice, bello, naturale, giusto, quotidiano come il caffè. Un piacere di quelli piccoli, di quelli eterni.

Chiederei poi che tornasse a essere il 2003, per tutti noi. Quando i social network non avevano cambiato la vostra vita, né la mia. Quando le informazioni arrivavano più lente. Non lente come ai nostri genitori ma lente comunque, e c’erano ancora i lunghi pomeriggi al sole, privi di stimoli, in pace, da qualche parte a non fare assolutamente niente. Quando non avevamo l’immediata conoscenza di ciò che gli altri sapevano di noi, quando tutti erano distanti, e chi l’avrebbe detto che il cugino in quell’esatto momento beveva un margarita al mare. Chi l’avrebbe detto, a chi sarebbe importato? Il 2003. Quando i social network, l’amore, la vodka, le canne dovevano ancora succedere.

Ma non sarà mai più il 2003. Poco ma sicuro. Perché quando un anno finisce si pensa al passato e quindi se sono dieci anni che è finito il passato lo si pensa tutto, quasi tutto, lo si pensa a lungo, e ci si lascia divorare. Quando un anno comincia è lì che comincia il passato. Il 2014 sarà un altro anno di tarda giovinezza, quando i nostri coetanei iniziano a schifarci perché siamo troppo esigenti e noi attiriamo le attenzioni di uomini sempre più vicini ai quaranta che ai trenta. Perché ventiquattro anni non sono quattordici e buona parte del divertimento me lo sono già giocato. Tocca alzarsi presto, lavorare sodo, trovare un buon partito, scodellare figli, rassegnarmi all’adipe. Resta poco tempo per uscire a divertirsi, per andare fuori a bere, e poi nemmeno a quattordici anni ero esattamente la reginetta del ballo: l’alcol mi piace solo quando abbonda in compagnia degli intimi (lo stesso dicasi per il sesso, le battute di cattivo gusto, le notti brave. Sono nata vecchia, eppure umana) ma sinceramente manifestazioni, piercing, poesie di Alda Merini e romanzi di Bukowski non fanno per me. Mai stata giovane. Mai stata capace.

Sarà il 2014 e io compirò venticinque anni: smetterò di crescere, inizierò a invecchiare, è semplice scienza. Ma fino a quel momento e a quello della mia morte avrò ancora voglia di andare a ballare con le mie amiche e sbronzarmi tra sconosciuti chiacchierando di quanto fa schifo Renzi.

Chiedo di essere ancora giovane, ancora un po’. Ancora come nel 2003: quando era solo Il Futuro e in quanto tale senza macchia, luminosissimo. Chiedo che quel futuro sia ancora lì, in attesa, da qualche parte. Mentre lo inseguo, al contrattacco con elmi ed armi nuove.


Con viscide e sentite scuse per il gravissimo ritardo, buon 2014 followers.  

9 commenti:

  1. sei giovane...fattene una ragione! ;D

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  2. ti quoto (!) tutto, tranne che due cose:

    - i social network, non posso più farne a meno e piuttosto che tornare a un'epoca in cui non c'erano né Facebook né Instagram mi farei internare volontariamente a Guantanamo.
    - gli uomini più vicini ai quaranta che ai trenta. io ho notato, con stupore ma non troppo, che più invecchio e più mi piacciono quelli più giovani. infatti ne sposo uno. di questo passo, quando avrò sessanta anni andrò a fare le poste davanti ai licei.

    ti bacio

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    1. Sul primo punto mi sento di correggerti ;) Non sto mica dicendo che si stava meglio senza i social, sto dicendo che erano meglio quando ancora dovevano succedere. Come tutto, del resto. Ti bacio anch'io

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  3. "Eppure era tutto lì, tutto quanto" è una citazione?

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    1. No, però adesso che me lo fai notare probabilmente una certa influenza c'è. Non c'è stato molto altro nella vita, è quasi tutto laggiù, e lo sappiamo benissimo. Abbracc

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  4. PS: tra l'altro di recente mi ha preso anche a me la stupida nostalgia dell'estate in periferia. boh, sarà la vecchiaia

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  5. Mi viene un po' da piangere.


    Anche se mica siamo davvero vecchie, sai? (io forse sì perché i 25 li ho già fatti e tra pochi mesi saranno addirittura 26).

    Donnie M.

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    1. Non siamo vecchie, è solo una nuova fase della vita ;) Bacione cara.

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