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14 luglio 2012

Avvelenamento

La cosa che sapete fare è meglio è dimostrare quanto ce l'avete grosso - il libro sotto al braccio.
La seconda cosa che sapete fare è meglio è scrivere tesi di laurea che suonano più o meno 'ecco, leggo questo libro e vi spiego perché è bello', mentre mendicate una manciata di minuti fuori dall'ufficio degli insegnanti di letteratura che una volta sono stati ragazzi presuntuosi come voi, proprio come voi - a loro di voi non frega un cazzo, esattamente come a voi non fregherà un cazzo degli studenti se mai arriverete a occupare quella posizione, tra la velleità di fondare una casa editrice che faccia impallidire l'Adelphi e scrivere il romanzo che Pasolini non ha mai scritto perché, sapevatelo, l'hanno ammazzato prima.
La terza cosa che sapete fare meglio è presentarvi a lezione con le vostre tracolle di pelle sgualcita, le Converse, la maglietta di sinistra all'ultimo grido e sedervi svogliati in prima fila, aspettare che il professore inizi a parlare e intanto sfogliare distrattamente una merda di romanzo neorealista stando bene attenti a farvi notare da tutti.
La quarta cosa che sapete fare meglio è appoggiare il culo sull'erba del chiostro, bere caffé e commentare la merda di romanzo neorealista di cui sopra, sentendovi molto intellettuali, molto perbene, molto letterati.
La quinta cosa che sapete fare meglio è andare al Magnolia il venerdì sera, bere e fumarvi le canne e divertirsi - sì, ma solo nei Circoli ARCI di cui siete fan accanitissimi, circoli ARCI in cui finirete a lavorare la prossima estate perché voi le mani a consegnare pizze o a pulire il naso a bambini capricciosi non ve le sporcate, però amate il popolo.
La sesta cosa che sapete fare meglio è amare il popolo.
La settima cosa che sapete fare meglio è odiare la massa - che se non ve l'hanno mai spiegato, manica di imbecilli, è praticamente sinonimo di popolo, quel popolo arrabbiato, sporco e coi forconi, il popolo che bruciava le streghe e ora guarda il Grande Fratello, la massa che odiate è il popolo che dite di amare.
L'ottava cosa che sapete fare meglio è viaggiare o desiderare di farlo - passare l'estate in Scandinavia a gelarvi il culo esplorando cimiteri e rompendo i coglioni alle renne, poi tornare a settembre e raccontare a un pubblico estasiato di deficienti quale magnifica esperienza sia stata.
La nona cosa che sapete fare meglio è andare in manifestazione, tra le ACLI e i facinorosi, con le bandiere rosse e le camicette firmate - centinaia di euro, con Mastercard; fingere di essere come gli sfortunati con le pezze al culo, invece, non ha prezzo.
La decima cosa che sapete fare meglio è sfogliare il Fatto Quotidiano ed eiaculare su qualsiasi parola sia stata scritta da Marco Travaglio.
L'undicesima cosa che sapete fare meglio è parlare di cultura, di manifestazioni culturali, di caffé culturali, di contenuti culturali, di persone che avete scaricato perché non abbastanza culturali - la cultura che millantate è preconfezionata e scontata e mediocre e imbelle, proprio come voi.
La dodicesima cosa che sapete fare meglio è fischiettare Enaudi, citare Gaber, leggere Pasolini, guardare film di Nanni Moretti.
La tredicesima cosa che sapete fare meglio è disgustarmi e impietosirmi, sempre, dal momento in cui mi sono immatricolata al corso di laurea in Lettere Moderne, Facoltà di Lettere&Filosofia, all'Università degli Studi di Milano - da quel giorno glorioso io metto piede nell'atrio, mi guardo intorno e sorridendo penso al dottor Cox.


Vi megaodio tutti, buona giornata!

8 luglio 2012

Positività ed epifanie del weekend

# In principio erano gli occhi di mio padre, piccoli scuri e lucenti - erano gli occhi dell'Amore, della Consapevolezza, dell'Autorità, dell'Ultima parola.
E poi erano gli occhi di Richi, verdi come cocci di bottiglia che sapevano vedere senza domandare.
E occhi che avessero meno passione non li ho mai cercati, non mi sono mai bastati.

# Giocavo a 'trova le differenze', tra gli oggi e gli ieri, tra due mesi fa a quest'ora e gli ultimi giorni.
Ho smesso di pregare di morire nel sonno, finalmente - forse il benessere è quel momento in cui l'idea della morte ti fa una paura fottuta.

# Nell'ultimo anno ho dimenticato me stessa, di coltivarmi, di volermi bene - nell'ultimo anno ho perso circa dieci mesi dietro a un solo esame, non ho quasi mai terminato un libro, ho smesso di leggere i quotidiani, di comprarmi vestiti, di guardare film, di crescermi.
Nell'ultimo anno ho vissuto per inerzia, ho deciso che non voglio farlo mai più.

# Voglio la certificazione in lingua inglese, voglio la patente, voglio laurearmi, voglio passare al tabacco - il tutto entro la fine del 2012.

# E' cosa buona e giusta prendersi 48 per starsene soli a pensarsi un po', a regalarci tutto ciò che è meglio per noi, quando decidi di voler cominciare una 'nuova vita', o meglio...riprenderti quella vecchia, buttando alle spalle le pigrizie le insicurezze gli slanci di codardia, lo consiglio veramente a tutti.

4 luglio 2012

III persona

"Lui le piaceva perché aveva occhi come biglie di vetro e la faceva ridere - perché sembrava comprenderla nei suoi lati più sbagliati, nelle sue psicosi più atroci, lui sapeva che era manipolabile, spaventata, insicura, eppure non intendeva approfittarsene.
Lui le piaceva perché la faceva sentire bella e pulita, normale, le piaceva perché non la compativa ma la rispettava nelle sue storie più brutte, nei suoi trascorsi più torbidi - le piaceva perché l'ascoltava parlare e si commuoveva, perché la guardava studiare e lei fingeva di non accorgersene.
Lui le piaceva perché la baciava come si baciano i ragazzini, all'improvviso e in mezzo alla strada, tra le facce indifferenti della gente - perché la toccava ed era dolce, la toccava e non sbagliava mai.
Le piaceva perché era buono, e lei era una di quelle persone che alla bontà incondizionata del mondo e del genere umano aveva smesso di credere - era buono con lei più di quanto lei lo fosse mai stata con se stessa.
Le piaceva perché si accorgeva di cose che lei cercava di celare esibendole, le cicatrici e i gesti, i morsi della fame e del senso di colpa, le palpebre arrossate, le ossa sporgenti - le piaceva perché con occhi come biglie di vetro la guardava, la vedeva, e con le mani le prendeva le mani e non diceva niente, bastava a se stesso e le piacevano i suoi silenzi, i sorrisi a denti stretti, le ciglia lunghe.

Lui le piaceva perché gli era grata di molto, moltissimo - dei chili ripresi con la forza dell'aver riempito almeno un po' quel vuoto quella solitudine quella paura quell'incapacità di dare e di prendere quell'inadeguatezza quell'arrendevolezza quell'ansia feroce del considerare ogni gesto fosse anche il più banale come un regalo immeritato un premio alla persona sbagliata.
Lui le piaceva perché era Lui, perché era vero, perché era lì.
Lui le piaceva e basta, le piaceva tantissimo."

BVC, Cose che non interessano a nessuno, edito Allanimadeli 2012.