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31 maggio 2013

Di fatti e di intenzioni

Intendevo creare un certo tipo di bellezza che non fosse così bella come l'avevo non voluta. Questo mi ha lasciata senza molto di quello che avevo una volta intenzione di fare, e fui costretta a cambiare idea. L'intenzione era fare resoconti migliori. L'intenzione era fare più domande. 
R. Blau DuPlessis, L'intenzione era dire
Io soffro il freddo, moltissimo. Non so se è perché sono diabolicamente magra, ma sta di fatto che tengo il piumone anche a Ferragosto, e sono fisicamente impossibilitata a dormire senza calzini, la mia temperatura corporea ammonta ai 35 gradi. Pensavo che mi sento stanca, pallida, brutta, mi sento una vichinga indurita negli anni (e nel pelo) dal gelido, ostile Nord. Le mani sono fredde, così fredde che non sembrano nemmeno mie.
E' stato un duro inverno, non accenna a finire, almeno non a Milano che somiglia sempre di più a Detroit, in peggio. Diciamolo, è stata una primavera difficile e per certi aspetti nemmeno una primavera, non ha fatto che piovere fuori e dentro. Manca meno di un mese all'estate e nessuno se n'è accorto, mi chiedo come facciano a sopravvivere le piante, le foglie - forse sono più coriacee di noi, io ho passato mesi ad arrampicarmi alle mie lenzuola nel tentativo di non pensare a tutto ciò che c'era da affrontare, a quante "fine" si sarebbero svolte al di là delle palpebre. Lo stage, il dire addio, il dover salutare ogni cosa, le cicatrici: nelle difficoltà non ho mai messo in dubbio di voler profondamente bene ai miei colleghi, e nemmeno per un secondo ho dubitato di non essere ricambiata. Sono cose che non si dimenticano.
E subito dopo la laurea, un'altra fine e appena dopo la fine beh il vuoto, il gelido abisso della disoccupazione tout court: "E adesso che c*zzo faccio?".
Ho passato gli ultimi due mesi a campare dei miei risparmi finendo una tesi, e poi andando a dei colloqui per sentirmi chiedere se sono interessata a un lavoro porta a porta da un uomo gentile, così gentile che non hai nemmeno voglia di ribellarti e metterti a piangere, e l'unico diritto che ti resta è sorridere, mentire, andartene.
Con una gran voglia di strisciare verso la fermata del pullman, coi tacchi alti ai piedi su una statale e sembravo un'avvilente e avvilita prostituta barely legal e invece mi hanno chiamata per un altro colloquio, questa volta sembrava un lavoro figo e infatti il giorno dopo ci sono andata. I tacchi bassi facevano un suono piacevole sul pavimento pulito di un bel palazzo, in una bella via della Milano quella vera.

E salendo le scale, masticando inadeguatezza, ho ripensato alla primavera, a quanto sia ingiusto il fatto che non l'abbiamo vista, che non la vedremo per un altro anno. Ho pensato alla primavera, a tutto quanto che nasce, al sole che formicola sulla pelle stanca, pallida, assetata. Ho pensato ai fiori, agli alberi, alle foglie: sono lì, sopravvivono, curvi piangono i loro morti e ostinatamente si colorano, sopravvivono, esattamente come noi. La primavera non si è fermata a dormire, ma di tanto in tanto ci ha fatto una visita: era primavera quando lo stage è finito, il tramonto era molle e potente, io ho respirato e ho pensato di aver fatto il mio dovere, mi sono voluta un gran bene. E il caldo era torrido quando mi sono laureata, aprile si vestiva di maggio, tutto era movimento era vita era odori. Dopo la cerimonia ho tolto il vestito elegante, mi sono finalmente rimessa i jeans, una maglietta di cotone, sono tornata al mio posto... Chissà dov'ero andata, chi era quella lì. Il giorno della mia laurea sembra appartenere alla vita di un'altra: una tizia elegante, sorridente, sicura di sé, che espone perfettamente circondata da amici e parenti, così tanti che fanno fin troppo casino. Sono ultras, sono lì per lei. E' ben truccata, disinvolta, molto ansiosa di fare bella figura. E' una vita meravigliosa, ma è la vita di un'altra - forse per questo ho saltato la cerimonia ma mi sono presentata all'aperitivo in jeans, c'erano pochi amici, i migliori, e un aperitivo a Milano, le risate a denti scoperti, ecco sì quella è la mia vita, ed è altrettanto bella, è il paradiso terrestre, è il cum laude dell'esistenza.

Anche quando sono andata in montagna era primavera. Ad aggiungere altro mi sentirei una sciocca, e allora dico solo che indossavo una maglietta di D. a maniche lunga ed esibivo al sole le palpebre chiuse. Il viso bollente, il corpo rinforzato dall'aria sana e fresca, il rumore dell'acqua che le foto non raccontano. Le foto raccontano una coppia innamorata di ragazzi giovani e svegli, che ridono, si vogliono bene, sanno anche essere grandi amici. Una coppia sana, che pare stiano insieme da sempre. Ecco, è tutto vero, è esattamente così - e poi c'è il rumore dell'acqua, quella parte in cui siamo solo noi, quella cosa che gli altri non vedono, che ci guarda e ci riguarda, come una Promessa che non sapevamo di dover mantenere, come il sapersi semplicemente persone simili, affini, ugualmente bizzarre. Ecco io questa cosa non ve la posso raccontare, ve la posso solo augurare.

Ho ripensato a tutto questo, davvero, storie di giorni in pochi minuti, ho fatto il colloquio ed è andato molto bene, il lavoro non sembra è figo e comincio lunedì. Ecco, sì, ho fatto tutta questa lacrimosa premessa per dirvi che ho un lavoro, figo. Ho ricordato ciò che ho scritto alla fine del 2012 (lo trovate qui: click) quando ho intenzionalmente evitato di fare i buoni propositi, sapendo che li avrei mandati tutti a puttane.

Per il 2013 chiedo di ricordarmi ogni giorno che si vive per vedere i dolori del presente passati, e che non tutto ciò che amo è lì per essermi portato via.
Per il 2013 chiedo lavoro, doveri, responsabilità - chiedo di sapere cosa significhi il crescere come esperienza positiva, non solo attraverso la sofferenza ma anche e sopratutto attraverso ciò che di nuovo ti scopri in grado di fare.
Per il 2013 chiedo poco, quasi niente, solo scudi ed armi nuove.

Lavoro, doveri, scudi ed armi nuove. Il coraggio di agire, di rubare quando si ha fame - sono tutte cose già scritte, e forse per questo reali: sono tutte cose già dette, e sono arrivate, forse perché le ho chieste, attese, sperate, desiderate, auspicate, sempre sapute, custodite dentro, negli anni, nei vuoti, nella certezza spietata che ci sia un posto per me là fuori, nel vasto mondo - da qualche parte. 

17 maggio 2013

Ceci n'est pas un post su Fabio Volo

popolare [po-po-là-re] agg

1. Largamente noto, diffuso, praticato: personaggio p.; il calcio è lo sport più p.; che gode delle simpatie del popolo, amato: un politico molto p.
2. Del popolo, come insieme di tutti i cittadini senza distinzioni di classe sociale

Ultimamente vado matta per Il Testimone di Pif - e non solo perché ritengo Pif decisamente sexy, ma sopratutto perché è un programma piacevolissimo del palinsesto italiano: è leggero, intelligente e interessante, largamente sottovalutato dai cosiddetti "adulti" . Ho appena finito di vedere l'episodio 5 della stagione 4: Milioni di copie al volo, e con "Volo" parliamo di Fabio. Sì, avete capito bene, sto per parlare di Fabio Volo.


Io non lo conosco, di lui so giusto che: ha fatto un servizio televisivo nudo, scrive libri che non mi piacciono, una volta nell'ora di religione abbiamo visto un suo film che parlava di due disgraziati che divorziano e poi alla fine è tutto un sogno, o qualcosa del genere, e devo dirlo il film non era poi così brutto - o comunque l'ho trovato adeguato a dei diciassettenni e non fingiamo che piacere agli adolescenti sia semplice, perdio. So anche che se sei di sinistra, hai studiato Lettere Moderne e di tanto in tanto leggi la domenica culturale del Sole24Ore è bene dire in giro che detesti Fabio Volo, ed è esattamente ciò che ho fatto fino al momento in cui ho guardato la puntata de Il Testimone che trovate tranquillamente sul sito di MTV perché è semplicemente sconvolgente: Fabio Volo è maledettamente simpatico, desidero ardentemente che diventi mio amico, desidero che mi racconti aneddoti sulla sua adolescenza bresciana e che pianga con me davanti alla televisione.  E poi è umile, è divertente, è cazzone fino al midollo e sopratutto è uno che si prende in giro, si prende in giro in continuazione, e non gliene frega niente di essere uno scrittore perché lui è lui e basta - è l'appartenere al proprio nome, che tra tutte le cose umane e divine rimane la più auspicabile. E quella cosa che dice, "Sono diventato gli altri" mi ha abbastanza messo addosso i brividi, mi ha anche fatto riflettere. Insomma, bella per Fabio e ben venga qualcosa che sia popolare. Perché qui tutti parlano di popolo, hanno la bocca piena di popolo, e non sanno nemmeno che cosa sia e sopratutto, che cosa desideri. Che cosa gli vogliamo dare al popolo? Che cazzo gli vogliamo dare, Kafka e Bulgakov e perché no Sartre? 
E' così che abbiamo perso le elezioni: il popolo lavora tutto il giorno, si spacca la schiena, non ha nessuna voglia di cimentarsi con Kafka -  se vogliono Fabio Volo diamogli Fabio Volo e senza fare troppo i raffinati, è meglio dell'Isola dei Famosi e certamente non fa male a nessuno. 

(A 15 anni io frequentavo un CAG, che sta per Centro Aggregazione Giovanile - c'ero io con la kefia e poi c'erano i tamarri del paese, ricordo di essere rimasta incantata a guardare uno di questi tamarri che tutto tranquillo, sdraiato sul divano si leggeva Moccia. Posto che l'hobby preferito del tamarro in questione all'epoca era rubare motorini e spaccare a sprangate le panchine della piazza, io credo che un tamarro che legga Moccia sia preferibile. Sì, è preferibile che legga Moccia, piuttosto che non legga niente. Non credo che Moccia e Fabio Volo e tanti altri come loro abbiano intenzione di inserirsi nei programmi d'esame universitari, credo che scrivano libri brutti per persone che non amano leggere, ma che ogni tanto provano a farlo e se anche uno, uno soltanto da Moccia passa a Volo, poi ad Ammaniti e lì si ferma dovremmo comunque essere tutti contenti e, perché no, dire grazie - io ad esempio ho cominciato con Topolino, poi magari c'è chi ha cominciato direttamente con Tacito, in latino, e buon per lui!)

Ecco, volevo solo fare un post a caldo (anzi al volo!), in cui chiacchiero di inutilità sputando avverbi invece che bile - perché lo so che la simpatia non è sempre il mio forte, sopratutto quando scrivo.

E adesso, elenco random di cose che insieme a Fabio Volo non mi vergogno di ritenere piacevoli: le faccette pulite degli One Direction, gli (adolescentwit) adolescenti su twitter, Tiziano Ferro, Il diario di Bridget Jones, X Factor e, udite udite, a volte persino Uomini e Donne.

Ps: torno in cattedra e vi regalo un consiglio. Detestare Fabio Volo è facile, odiare gli One Direction è altrettanto facile, parlare male della sinistra italiana poi è facilissimo. Ma l'odio, come l'amore, nasce dall'informazione e della conoscenza, non si ama per sentito dire e nemmeno si odia per sentito dire. Insomma, guardatevi il video e fatemi sapere se lo odiate ancora!

8 maggio 2013

Sull'ex Cuem, et cetera et cetera


 Dunque, in questi giorni ne ho lette veramente di ogni e sentite altrettante. Un paio di miei status su Facebook poi sono stati fraintesi - non voglio giustificarmi come Berlusconi, ma allo stato attuale delle cose ho una specie di tendinite dovuta a una postura sbagliata quando sto al computer e ogni riga mi costa parecchio dolore, probabilmente tutto ciò ha influito sulla mia capacità di farmi comprendere (e sulla voglia di rispondere). Ma adesso che sono bella gonfia di antidolorifici posso permettermi di scrivere un paio di righe su quella che era ed è la mia università, seguirò il consiglio dei lettori e cercherò di essere meno violenta del solito, più lucida e obiettiva, magari anche meno volgare. 
Primo, a me la ex Cuem non piace - vabbé che non mi piace quasi niente, direte voi. 
Ok, però la ex Cuem non mi piace sul serio, e nemmeno mi piacciono i centri sociali. Mi reputo fondamentalmente contraria al concetto di Occupazione, dato che a me l'istituzione Stato va benissimo, e mi va benissimo pure la legge, la democrazia, l'istruzione e tutto ciò che agli anarchici, giustamente, non piace. Il fatto di essere una persona così profondamente sgradevole e arrabbiata però mi permette di documentarmi presso qualsiasi gruppo politico (o antipolitico) con gli occhi ben aperti, priva come sono di preconcetti: e non perché amo tutti, ma proprio per il motivo opposto, perché diffido di tutti e sono certa che quando gli esseri umani si riuniscono e si raggruppano per scopi sociali il più delle volte facciano danni, nel migliore dei casi fanno solo pena - ma questa è la mia opinione e sono certa che molti di voi non saranno d'accordo, e di nuovo va benissimo così.
Alla ex Cuem ci lavorano persone che io stimo, che conosco poco ma che leggendo qua e là mi sembrano persone con una loro integrità, una loro morale, degli scopi e degli obiettivi più o meno condivisibili, ma che io rispetto per il solito principio del morire affinché tutti possano esprimere il loro pensiero anche se diverso dal mio e blablabla. Alla ex Cuem però ci sono anche quelli che si laureano alla triennale in filosofia in 6 anni col 92, ed è a quel punto che i genitori regalano loro un bel bilocale a Pagano, a ennemila euro al metro quadro - ci sono anche quelli, e li ho visti e sentiti con i miei occhi, che reputano giusto distrarre la signora che lavora in mensa mentre si infilano in tasca mozzarelle e prosciutto per i loro pranzi sociali. Quindi, io non credo che i ragazzi ex Cuem siano stati puniti e perseguitati perché illuminati, portatori di amore e cultura, stinchi di santo e premi Nobel dell'intelligenza e della bellezza - non lo credo proprio. La mia opinione è che la ex Cuem andasse sgomberata: in un mondo perfetto lo spazio ex Cuem sarebbe servito, che so, come libreria universitaria laica in cui comprare libri a poco prezzo - esattamente ciò che era la Cuem, tra l'altro. Non è un mondo perfetto, la libreria è stata occupata e per quanto io reputi discutibile l'attività dei ragazzi a me personalmente non hanno mai, mai dato fastidio.
Detto questo, l'invio della Celere, il sangue e le manganellate io non le commento nemmeno. C'è bisogno di farlo? Facciamolo: a Milano c'è il problema della sicurezza, o almeno, così diceva De Corato. Io non sono d'accordo con De Corato, ma è certo che i miei nonni vivono in Corvetto e non se la sentono di togliere la polizza furto, incendio e atti vandalici all'assicurazione dell'auto nonostante il prezzo sia triplicato perché il quartiere dove vivono è spaventoso, roba che c'è da aver paura ad uscire la sera portando fuori il cane, sopratutto se sei pensionato e, nel loro caso, pure invalido. Quindi, com'è che nei quartieri malfamati due anziani signori hanno paura a pisciare il cane e quando un manipolo di ragazzi (quelli bravi, e quelli meno bravi) occupano un'aula della Statale arrivano i poliziotti con le bombe a mano, i carri armati e i superpoteri? Non lo so, non sta a me rispondere.

Aborro la violenza in ogni sua forma, quindi per me l'atto di manganellate sulla gente è condannabile tout court, senza se e senza ma. Al tempo stesso però prego i ragazzi ex Cuem di non strumentalizzare la storia a nome della Statale intera - perché io, per quanto solidale nei confronti dell'accaduto, ritengo il concetto di Occupazione sbagliato a priori, e ritengo che la ex Cuem andasse sgomberata, anzi, ritengo che non avrebbero nemmeno dovuto fondarla.

Poi, un ultimo appunto. L'altro giorno ho scritto sul mio profilo Facebook questa cosa:  

i peggiori rimangono gli studentelli made in PD (e SeL) che si fingono indignati ma la verità è che si sentono troppo nel '68 e non vedono l'ora di raccontare a casa che oggi in università hanno quasi RISCHIATO DI VEDERE gli sbirri in tenuta antisommossa. 

E sono stata in seguito lapidata sulla pubblica piazza da persone che non solo non avevo interpellato, ma persone a cui nemmeno ho pensato nel momento in cui scrivevo quello status. Naturalmente mi rendo conto che un blog come il mio possa non piacere a tutti, visto che se la prende con tutti! Io non sono qui per prendere le parti di qualcuno, io sono qui per denunciare ogni ingiustizia e ogni incoerenza, a cominciare dalle mie. 
Non sono brava a rispondere a caldo, anche senza tendinite: mi faccio subito prendere dall'emozione e dico cagate, ecco perché non potrei fare politica. Però ci ho pensato, ho pensato che se uno status su Facebook e un blog vi fanno incazzare così tanto forse, dico forse, la coscienza un po' sporca su queste e centomila altre questioni ce l'avete. In altre parole, ho colto nel segno - e spero almeno che ne sia valsa la pena, ma come al solito, ai posteri l'ardua sentenza. Saluti!