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25 aprile 2013

Dottore, chiami un dottore


La classe non è acqua.



Lo so, lo so che stiamo parlando di una triennale in Lettere Moderne, mica di un master a Chicago come Giannino. Lo so, lo so che le foto in abito bello, spumante, fiori, corone e cappellini sono nauseanti. Lo so, lo so che la strada è lunga per arrivare a essere, un giorno, un'insegnante delle medie sottopagata e con i calli ai piedi. So tutto, ed è proprio perché penso di sapere tutto che io da sola non ce l'avrei mai fatta: no, non ce l'avrei mai fatta a essere dottoressa, a vivere una giornata come quella di ieri se non avessi accanto una banda di parenti, amici e sopratutto amore a ricordarmi che lo posso fare, che non c'è niente che io non possa fare. Volevo nominarli tutti, e credo non ne nominerò nessuno: credo mi limiterò a dire grazie, perché è solo merito delle persone (tante, e tutte splendide) che ho vicino che sono riuscita ad essere quella che sono, è solo per loro che sono, per una volta, disgustosamente felice. 

Grazie, grazie di cuore dalla dottoressa più fortunata del mondo che non saprà mai, mai come sdebitarsi - perché io sono tante cose, ma non credo riuscirò mai a essere un'amica così meravigliosa come lo siete voi per me. Anche se, lo giuro, farò di tutto per riuscirci - dopotutto sono laureata.

11 novembre 2012

Decalogo dell'amica perfetta

10) L'amica perfetta ti fa ridere - e non ridere del tipo "oh questo smalto me l'hanno venduto celeste e invece è blu", ma quel ridere che riguarda tutti gli ambiti più squallidi e volgari della vita: il sesso, i movimenti intestinali, la cattiveria nei confronti della nuova ragazza del tuo ex.
9) L'amica perfetta ti fa regali - magari non al compleanno o a Natale, ma saltuariamente si presenta con una cagata per te, un accendino o un bagnoschiuma, qualcosa di piccolo che scalda l'anima.
8) L'amica perfetta ti aiuta, sempre - sia che si tratti di ascoltarti piangere alle tre di notte perché il tuo fidanzato è un odioso pezzo di merda, sia che debba accompagnarti a fare la spesa perché persino il tuo frigo comincia ad avere fame.
7) L'amica perfetta ti presta le cose - le mutande, un letto, e il fidanzato quando sei single e non hai nessuno che ti aiuti a cambiare una gomma.
6) L'amica perfetta si fida di te: il fidanzato sopraccitato te lo regalerebbe per una settimana, perché sa che non lo toccheresti nemmeno se fosse l'ultimo uomo sulla faccia della terra - e tu faresti la stessa cosa per lei.
5) L'amica perfetta ti dice che sei bella, che sei brava, che sei la persona più in gamba della terra quando hai davvero bisogno che te lo si dica.
4) L'amica perfetta ti dice anche che il tuo nuovo modo di truccarti ti fa somigliare a David Bowie, che stai facendo la cazzata più immensa della tua vita ad andare a letto col tuo ex, che sei un po' ingrassata.
3) L'amica perfetta conosce i tuoi limiti ed è indulgente, e perdona prima di te tutti gli errori che hai commesso.
2) L'amica perfetta ti medica là dove stai sanguinando, senza bisogno che tu le dica dove fa soffrire.
1) L'amica perfetta ha le palle, è intelligente, è divertente, è appassionata ed è la donna che vorresti vicino se Madre Natura t'avesse concesso la grazia di nascere uomo.

Se avete un'amica del genere, anche una sola, consideratevi fortunate: l'amicizia tra donne, quella vera, è possibile solo tra persone vere - è la storia d'amore più bella che esista. E fidatevi, perché io me ne intendo: di amiche così ne ho addirittura tre.

22 maggio 2012

E poi ci siamo noi, dove, di preciso, non si sa

'Regalare la vita', è questo a cui ho pensato, stanotte, appena prima di dormire, Alfonso stretto sotto al braccio sinistro e le gambe appoggiate al petto, il respiro sommesso del mio cane, il rumore del vento tra gli alberi del giardino. 'Regalare la vita', io penso si possa farlo, se lo si vuole, se ci si conosce così profondamente e bene da sapere che cosa realmente serve - e ieri sera ci siamo regalate la vita. Non so le altre due, ma so che io e te non ce la passiamo tanto bene di recente, per motivazioni diverse, e sicuramente incomparabili, abbiamo visto giorni migliori, eppure è la Vita che abbiamo voluto regalarti e regalarci: 5 luglio, Heineken Jammin' Festival, quattro biglietti per quattro amiche all'avventura.

Io a parlare delle mie amiche mi sento sempre come una di quelle ragazze superinnamorate che non sanno fare a meno di sciorinare frasi e canzoni e lacrime e immagini su quanto sia bello e buono il loro fidanzato; le ragazze così non le ho mai potute sopportare, forse perché quando si tratta di 'amore in una coppia' io mi chiudo in me stessa e non sono capace di parlarne, di scriverne, forse perché l'amore, l'amore in una coppia, è un sentimento che sovrasta e intimidisce e sopratutto un po' rimbambisce, siamo seri.
Ma quando parlo, o scrivo, o racconto delle mie amiche gli argini della timidezza si sfasciano davanti ai miei occhi e una sensazione di amore piena e prepotente semplicemente m'invade, sale dallo stomaco come un'indigestione e si arrampica sull'esofago e poi in gola e riempie la bocca, gli spazi, il mondo intero, un nuovo post, l'ennesima nota di Facebook, una lettera a un parente lontano. Quando ci siamo conosciute l'avevamo capito che era speciale, e tutto attorno a noi ci diceva invece che non lo sarebbe stato: che a quattordici anni è normale prendersi una cotta pazzesca per le persone che hai attorno, ma che sono rapporti che col tempo semplicemente si logorano, si rivelano per la loro caducità, finiscono nel dimenticatoio assieme alle scarpe imbarazzanti della prima adolescenza, a volte ne rimane una cicatrice come quella della varicella, ma nient'altro. Io ne ho avute di amicizie così, di cotte così, per maschi e femmine che per qualche mese ho considerato parte integrante del mio universo e che poi sono semplicemente andate, per tacita ma consensuale scelta di entrambi i fattori, io e lei, io e lui. Voi invece ci siete sempre state, e non perché fosse giusto, o scritto nelle stelle, e non perché non c'era alternativa, ma perché vi andava di farlo, esattamente come a me è andata di rimanere, e tra un mese e l'altro, una vacanza e una gita, una confessione e una litigata, son passati così tanti anni che non riesco più a contarli e nemmeno m'interessa - perché siete parte integrante della mia realtà, della mia vita, della mia persona, e mi emozionate ogni giorno come nessun amore è mai riuscito a fare. Mi piace raccontare alla mia psicologa che la sensazione d'inadeguatezza che avverto in ogni mia storia è forse data dal fatto che io con voi ho avuto e ho tutto, che tutto l'amore di cui sono capace ha già un nome sopra, ed è il vostro.

L'impressione bruciante del 'non bastare', le insicurezze, le paure, l'incapacità di amarmi veramente, quella feroce ansia del non essere accettata, la sensazione di non poter essere mai abbastanza brava, bella, giusta, in gamba, divertente, comprensiva, sexy e intelligente, con voi semplicemente evapora. Io vi voglio così bene perché in mezzo a voi sono riuscita a voler bene a me stessa, profondamente e senza remore, e la persona che sono con voi è qualcosa che accetto, amo, come se io stessa potessi essere per un po', solo per un po', la mia migliore amica - qualcuno con cui mi va di condividere l'esistenza, una faccia che mi piace, un corpo che sento come mio, una personalità che non avverto ingombrante, fastidiosa, sbagliata. La gioia placida di chi è amata incondizionatamente, e con tutto il cuore, in ogni sbaglio; telefonarvi alle sei del mattino, dire che ho ucciso un uomo, sentirvi rispondere assonnate 'porto la pala?', ecco cos'è, tutto questo Amore, tutta questa Sazietà del corpo e dello spirito.
Sapere, averlo scritto addosso, che come dice Ligabue 'quella che non sono a voi basterà', e basterà a me, finché sarete al mio fianco - e su questo non ho dubbi, che al mio fianco ci sarete sempre, e mi sembra un'ottima motivazione per sentirmi fortunata e orgogliosa, raccontare ai parenti sul letto di morte che qualcosa di buono, qualcosina che si chiama come voi, almeno quello l'ho combinato. 

26 febbraio 2012

Yes, we Teen

Ieri è stata una bella giornata; di parco con le amiche, di serate sedute attorno ad un tavolo a mangiare biscotti e raccontar cazzate, niente di nuovo sotti i (nostri) ponti da un paio di lustri. Chi non mi conosce non sa che ho un gruppo di amiche più o meno fisso da quasi dieci anni, amiche con cui ho condiviso praticamente tutto il condivisibile sia nella prima adolescenza, sia nell'adolescenza al culmine, sia ora, che dovrei iniziare a diventare grande e ancora ho paura, però, a prendere quel treno, quello che porta verso una presunta maturità che non si ottiene certo sui banchi di scuola.
E' stata una bella giornata, dicevamo, come non ne vivevamo da un bel pezzo; perché il pomeriggio di solito si lavora, di solito non si ha più il tempo d'infilarsi i pattini o la giacca leggera e farsi le foto saltando e fumando le solite sigarette di sempre, con nuove pettinature e le stesse facce non proprio da fotomodelle, e insomma, per una volta però è andata come volevamo noi e ci siamo divertite (giocando a campana, scorrazzando quà e là, tentando acrobazie per cui abbiamo perso il fisico - non l'abbiamo mai avuto) e ieri sera tornando a casa A mi diceva 'mi piacciono queste giornate in cui stiamo tanto insieme', piacciono anche a me, piacciono a tutte.
E mi chiedo perché non dovrei provare a vivere una seconda adolescenza per dieci minuti al giorno, ogni giorno; mi chiedo perché se Peter Pan salvava le fate semplicemente gridando 'io credo nelle fate' io non possa salvare me stessa urlando che una seconda adolescenza, eterna magari, 'si può, si può, si può'.
Conservo nelle narici gli odori di quegli anni vicini e distanti anni luce solo perché conclusi; odore di erba fresca, appena tagliata e delle salamelle nelle prime feste d'estate, il profumo dell'asfalto bagnato sotto le ruote della mia bicicletta ed il tanfo nauseante che invece a volte emanavano i miei vestiti, usavo un 'profumo', o forse sarebbe meglio dire un'essenza che pretendeva di essere alla fragola ma che di fatto odorava di gomma da masticare di quelle che si compravano per 50 lire all'oratorio; un giorno, non ricordo quando, ma suppongo sia stato in concomitanza dei primi sintomi di quella brutta malattia che chiamano 'crescita', ho sostituito quella boccetta mefitica con un'acqua per il corpo da 16 euro, anch'essa alla fragola, fragola vera però, come fosse stata appena colta in un campo ed andasse a posarsi sui miei polsi e sul mio corpo, dolce certo ma non più nauseante - che probabilmente apprezzerebbe anche Pascoli, è davvero 'odore di fragole rosse', Bottega Verde, la consiglio a tutte.
A volte non so quanto ne sia valsa la pena.
A volte rimpiango quell'entusiasmo, l'andare in giro puzzando di gomma da masticare, non saperlo, amarsi comunque, essere felici comunque; non pretendere quasi niente da sé stessi, forse solo un paio di scarpe appositamente rotte e sporcate per sembrare più autentiche ed una bicicletta con le gomme ben gonfiate per andare dappertutto, ma quasi sicuramente sarei andata in un parco, paradiso terrestre metropolitano, a guardare un tramonto, ed occhio a tornare a casa prima che faccia buio altrimenti papà s'incazza.

C'è chi desidera 'tornare indietro' perché ha degli errori da evitar di commettere; io desidero tornare indietro e rimanervi, puzzare di gomma da masticare per un paio d'anni ancora, innamorarmi perdutamente di sconosciuti in metropolitana e scrivere delle loro facce senza nome su diari gonfi di lacrime ed incertezze e 'voi mi odiate perché sono diversa - io vi odio perché siete tutti uguali' ed altre amenità erroneamente attribuite a Jim Morrison, e se non era Jim Morrison era Kurt Cobain o, alla peggio, Bob Marley.
Non si può, è un desiderio che nemmeno il più superpotente degli Dei potrebbe aiutarmi a realizzare, quando si tratta di ritornare a puzzare ed indossare magliette ridicole non c'è buona volontà che tenga, non c'è demonio che possa comprare la mia anima in cambio di questo sciocco desiderio.
Mi limiterò ad accettare come un dono infinitamente al di sopra dei miei meriti giornate come quelle appena trascorse, in cui 'la primavera sbuca col suo passo di talpa' e sembra che nemmeno un giorno sia trascorso da quegli anni in cui l'uno era la prima cifra della mia età anagrafica.





'Ma il tempo, il tempo chi me lo rende? Chi mi da indietro quelle stagioni di vetro e sabbia, chi mi riprende la rabbia, il gesto, donne e canzoni? Gli amici persi, i libri mangiati, la gioia piana degli appetiti, l'arsura sana degli assetati, la Fede cieca in poveri miti?'