10) L'amica perfetta ti fa ridere - e non ridere del tipo "oh questo smalto me l'hanno venduto celeste e invece è blu", ma quel ridere che riguarda tutti gli ambiti più squallidi e volgari della vita: il sesso, i movimenti intestinali, la cattiveria nei confronti della nuova ragazza del tuo ex.
9) L'amica perfetta ti fa regali - magari non al compleanno o a Natale, ma saltuariamente si presenta con una cagata per te, un accendino o un bagnoschiuma, qualcosa di piccolo che scalda l'anima.
8) L'amica perfetta ti aiuta, sempre - sia che si tratti di ascoltarti piangere alle tre di notte perché il tuo fidanzato è un odioso pezzo di merda, sia che debba accompagnarti a fare la spesa perché persino il tuo frigo comincia ad avere fame.
7) L'amica perfetta ti presta le cose - le mutande, un letto, e il fidanzato quando sei single e non hai nessuno che ti aiuti a cambiare una gomma.
6) L'amica perfetta si fida di te: il fidanzato sopraccitato te lo regalerebbe per una settimana, perché sa che non lo toccheresti nemmeno se fosse l'ultimo uomo sulla faccia della terra - e tu faresti la stessa cosa per lei.
5) L'amica perfetta ti dice che sei bella, che sei brava, che sei la persona più in gamba della terra quando hai davvero bisogno che te lo si dica.
4) L'amica perfetta ti dice anche che il tuo nuovo modo di truccarti ti fa somigliare a David Bowie, che stai facendo la cazzata più immensa della tua vita ad andare a letto col tuo ex, che sei un po' ingrassata.
3) L'amica perfetta conosce i tuoi limiti ed è indulgente, e perdona prima di te tutti gli errori che hai commesso.
2) L'amica perfetta ti medica là dove stai sanguinando, senza bisogno che tu le dica dove fa soffrire.
1) L'amica perfetta ha le palle, è intelligente, è divertente, è appassionata ed è la donna che vorresti vicino se Madre Natura t'avesse concesso la grazia di nascere uomo.
Se avete un'amica del genere, anche una sola, consideratevi fortunate: l'amicizia tra donne, quella vera, è possibile solo tra persone vere - è la storia d'amore più bella che esista. E fidatevi, perché io me ne intendo: di amiche così ne ho addirittura tre.
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11 novembre 2012
8 ottobre 2012
Uomini che perplimono le donne (e aggiornamenti)
C'è che noi introspettivi ci facciamo troppe domande - prendete me, ero seduta tranquilla a guardarmi Scrubs e preparare la borsa per domani e ho pensato troppo. Sì, preparando la borsa mi son chiesta...ma perché agli uomini non serve? Lasciamo perdere la ventiquattr'ore da lavoro, e parliamo di tempo libero. Gli uomini non hanno le borse, a meno che voi non siate incappate nella brutta razza degli Uomini col Borsello, che sono un filo più squallidi degli Uomini col Marsupio, ma non di molto.
Io non sono una persona disordinata quando si tratta di borse - ho visto amiche estrarre dei reggiseni dalle loro tracolle, dimenticati là dentro dopo chissà quali bagordi in discoteca. Mi piace variare, quindi mi capita di fare e disfare la borsa anche due o tre volte a settimana, di conseguenza non lascio che si accumulino oggetti inutili o spazzatura.
Ciononostante non posso assolutamente fare a meno di:
- portafogli
- chiavi di casa
- cellulare
- moleskine
- romanzo svedese di 500 pagine
- bottiglietta di acqua naturale
- penna
- burrocacao
- crema per le mani
- sigarette
- svariati accendini (vedasi questo post)
- un astuccetto rosa peloso contenente assorbenti, Aspirina, medicinale per la cistite, medicinale per il mal di stomaco, un campioncino di fondotinta, specchietto da trucco
- gomme da masticare
voglio dire, queste cose mi servono. Mi servono realmente, nella vita di ogni giorno - o potrebbero servirmi, vedi la penna e gli svariati medicinali. Insomma, perché agli uomini non servono le borse e nemmeno ciò che contengono? O meglio, perché noi femmine ci carichiamo le spalle di oggetti di cui forse non avremmo alcun bisogno? Dite che è l'ennesima punizione destinata al nostro sesso? Io penso di sì.
Detto questo, passiamo agli aggiornamenti pratici about my life, posto che a qualcuno interessino. Sarò breve, perché a parlare di me stessa in questi termini così "concreti" non mi sento a mio agio, ma.
Ma settimana scorsa ho iniziato lo stage in un'agenzia pubblicitaria e ne sono incredibilmente entusiasta sotto ogni punto di vista, così entusiasta che ho paura a parlarne.
Ma la mia laurea è stata rimandata di qualche mese ancora a causa di un esame andato malissimo, e non è per giustificarmi ma non è stata colpa mia - e questa non è, ahimè, la sede adatta a parlarne.
Ma tutto il resto va bene, va come al solito e anche meglio, in un modo che non avrei creduto possibile - e di questo sicuramente avremo modo di parlarne.
Io non sono una persona disordinata quando si tratta di borse - ho visto amiche estrarre dei reggiseni dalle loro tracolle, dimenticati là dentro dopo chissà quali bagordi in discoteca. Mi piace variare, quindi mi capita di fare e disfare la borsa anche due o tre volte a settimana, di conseguenza non lascio che si accumulino oggetti inutili o spazzatura.
Ciononostante non posso assolutamente fare a meno di:
- portafogli
- chiavi di casa
- cellulare
- moleskine
- romanzo svedese di 500 pagine
- bottiglietta di acqua naturale
- penna
- burrocacao
- crema per le mani
- sigarette
- svariati accendini (vedasi questo post)
- un astuccetto rosa peloso contenente assorbenti, Aspirina, medicinale per la cistite, medicinale per il mal di stomaco, un campioncino di fondotinta, specchietto da trucco
- gomme da masticare
voglio dire, queste cose mi servono. Mi servono realmente, nella vita di ogni giorno - o potrebbero servirmi, vedi la penna e gli svariati medicinali. Insomma, perché agli uomini non servono le borse e nemmeno ciò che contengono? O meglio, perché noi femmine ci carichiamo le spalle di oggetti di cui forse non avremmo alcun bisogno? Dite che è l'ennesima punizione destinata al nostro sesso? Io penso di sì.
Detto questo, passiamo agli aggiornamenti pratici about my life, posto che a qualcuno interessino. Sarò breve, perché a parlare di me stessa in questi termini così "concreti" non mi sento a mio agio, ma.
Ma settimana scorsa ho iniziato lo stage in un'agenzia pubblicitaria e ne sono incredibilmente entusiasta sotto ogni punto di vista, così entusiasta che ho paura a parlarne.
Ma la mia laurea è stata rimandata di qualche mese ancora a causa di un esame andato malissimo, e non è per giustificarmi ma non è stata colpa mia - e questa non è, ahimè, la sede adatta a parlarne.
Ma tutto il resto va bene, va come al solito e anche meglio, in un modo che non avrei creduto possibile - e di questo sicuramente avremo modo di parlarne.
25 settembre 2012
Il quarto d'ora femminista
Benvenuti al Quarto D'Ora Femminista!
La nuova rubrica di Banalityfair in cui si dicono un sacco di luoghi comuni sull'altro sesso e si arriva a conclusioni teatrali!
Buona lettura!
Perché i maschi trovano sexy quei punti del corpo che noi consideriamo ripugnanti o, tutt'al più, insignificanti? Perché ci ostiniamo a curarci i capelli, le unghie, perché compriamo creme antirughe, indossiamo bianchieria intima di seta e ci distruggiamo le palpebre a suon di ombretti? Tanto loro queste cose non le guardano, loro hanno le fisse - quelle parti del nostro corpo (solitamente noi le odiamo, o le consideriamo di poco conto) da cui non riescono a togliere occhi e mani di dosso.
Parliamo delle tette grosse - ne vanno pazzi, e questa è cosa nota.
Una qualsiasi donna che porti dalla quarta misura in su vi dirà che farebbe qualsiasi cosa per farsi ridurre il seno, perché lo trova imbarazzante, volgare e scomodo.
O la ciccia sui fianchi, croce di ogni Donna degna di tale nome - tutte, anche le più magre come la sottoscritta sono dotate di piccoli cuscinetti adiposi appena sopra le natiche, è una legge della fisica.
Loro le adorano, "le maniglie dell'amore" che noi ci scarnificheremmo di dosso col machete, se solo esistesse un antidolorifico abbastanza potente - quelle che vengono segnate da tutti i vestiti che non siano di almeno tre taglie più grandi della nostra.
E quando andiamo a comprare della bianchieria intima supersexy e lui reagisce allo stesso modo di quando ci becca con le mutande della bisnonna, iniziando a sbavare, ululando e facendo gli occhi da pazzo?
E i maniaci delle piccole cose? Che non si accorgono se ci tagliamo trenta centimetri di capelli ma vanno pazzi per quel neo insignificante che abbiamo appena sotto l'orecchio sinistro, o quel modo che abbiamo di pronunciare parole banalissime come "Grazie amore mio" che li manda letteralmente in brodo di giuggiole?
Gli uomini sono ben strani.
Ci sono quelli che s'innamorano solo delle stangone con corpo perfetto, capelli pettinatissimi, mai un pelo di troppo, che si fanno il bagno nell'Opium e hanno il cervello di una sogliola e poi si lamentano perché li tradiscono - e quelli che chiedono l'Estrema Unzione per un raffreddore ma quando hai il ciclo e sei nervosetta ti dicono di non fare scenate - e quelli che ci esci e parlano di poesia, di romanzi di Flaubert, di musica classica e di rumore del vento e poi alla prima occasione ruttano come scaricatori di porto, magari guardandoti negli occhi e subito dopo dire che con te si sentono così a loro agio - e i maniaci dello specchio, i maledettissimi di provincia, i musicisti egomaniaci, i pignoli impenitenti, gli ubriaconi e i malvagi, manipolatori, crudeli.
Ci sono uomini di tutti i tipi, penso, e penso anche che ventitre anni siano pochi per dire di conoscerli a fondo - penso anche però che ogni donna di qualsiasi tendenza sessuale essa sia non possa farne a meno, almeno uno, fosse anche il migliore amico gay che ci ruba il lucidalabbra o il fratellino piccolo per cui uccideremmo chiunque, il figlio adolescente stronzo che ci chiama "streghe" e il padre un po' burbero di cui abbiamo dentro l'immagine. Almeno un uomo nella vita serve, perché in quella sconfinata idiozia che conosciamo intorno ai sette anni, quando il migliore amico di scuola ci sputa la gomma in testa perché è innamorato di noi, io credo sia nascosta l'altrà metà del mondo, quella che ci strappa fuori le cose più belle.
La nuova rubrica di Banalityfair in cui si dicono un sacco di luoghi comuni sull'altro sesso e si arriva a conclusioni teatrali!
Buona lettura!
Perché i maschi trovano sexy quei punti del corpo che noi consideriamo ripugnanti o, tutt'al più, insignificanti? Perché ci ostiniamo a curarci i capelli, le unghie, perché compriamo creme antirughe, indossiamo bianchieria intima di seta e ci distruggiamo le palpebre a suon di ombretti? Tanto loro queste cose non le guardano, loro hanno le fisse - quelle parti del nostro corpo (solitamente noi le odiamo, o le consideriamo di poco conto) da cui non riescono a togliere occhi e mani di dosso.
Parliamo delle tette grosse - ne vanno pazzi, e questa è cosa nota.
Una qualsiasi donna che porti dalla quarta misura in su vi dirà che farebbe qualsiasi cosa per farsi ridurre il seno, perché lo trova imbarazzante, volgare e scomodo.
O la ciccia sui fianchi, croce di ogni Donna degna di tale nome - tutte, anche le più magre come la sottoscritta sono dotate di piccoli cuscinetti adiposi appena sopra le natiche, è una legge della fisica.
Loro le adorano, "le maniglie dell'amore" che noi ci scarnificheremmo di dosso col machete, se solo esistesse un antidolorifico abbastanza potente - quelle che vengono segnate da tutti i vestiti che non siano di almeno tre taglie più grandi della nostra.
E quando andiamo a comprare della bianchieria intima supersexy e lui reagisce allo stesso modo di quando ci becca con le mutande della bisnonna, iniziando a sbavare, ululando e facendo gli occhi da pazzo?
E i maniaci delle piccole cose? Che non si accorgono se ci tagliamo trenta centimetri di capelli ma vanno pazzi per quel neo insignificante che abbiamo appena sotto l'orecchio sinistro, o quel modo che abbiamo di pronunciare parole banalissime come "Grazie amore mio" che li manda letteralmente in brodo di giuggiole?
Gli uomini sono ben strani.
Ci sono quelli che s'innamorano solo delle stangone con corpo perfetto, capelli pettinatissimi, mai un pelo di troppo, che si fanno il bagno nell'Opium e hanno il cervello di una sogliola e poi si lamentano perché li tradiscono - e quelli che chiedono l'Estrema Unzione per un raffreddore ma quando hai il ciclo e sei nervosetta ti dicono di non fare scenate - e quelli che ci esci e parlano di poesia, di romanzi di Flaubert, di musica classica e di rumore del vento e poi alla prima occasione ruttano come scaricatori di porto, magari guardandoti negli occhi e subito dopo dire che con te si sentono così a loro agio - e i maniaci dello specchio, i maledettissimi di provincia, i musicisti egomaniaci, i pignoli impenitenti, gli ubriaconi e i malvagi, manipolatori, crudeli.
Ci sono uomini di tutti i tipi, penso, e penso anche che ventitre anni siano pochi per dire di conoscerli a fondo - penso anche però che ogni donna di qualsiasi tendenza sessuale essa sia non possa farne a meno, almeno uno, fosse anche il migliore amico gay che ci ruba il lucidalabbra o il fratellino piccolo per cui uccideremmo chiunque, il figlio adolescente stronzo che ci chiama "streghe" e il padre un po' burbero di cui abbiamo dentro l'immagine. Almeno un uomo nella vita serve, perché in quella sconfinata idiozia che conosciamo intorno ai sette anni, quando il migliore amico di scuola ci sputa la gomma in testa perché è innamorato di noi, io credo sia nascosta l'altrà metà del mondo, quella che ci strappa fuori le cose più belle.
14 settembre 2012
Non c'è trucco non c'è inganno!
Ci sono quelle che non si truccano, e si dividono in due categorie: chi del trucco avrebbe effettivamente bisogno (anche una ritoccatina alle sopracciglia non guasterebbe, e togliersi i baffi potrebbe essere una buona idea) e chi invece non ne ha bisogno affatto - e io queste ultime le odio, le odio sinceramente, come non ho mai odiato altro in vita mia, perché la loro pelle è naturalmente perfetta e i loro occhi sono naturalmente languidi, le ciglia naturalmente lunghe, le labbra naturalmente tumide.
E io, costretta da sempre e per sempre a puntare sulla simpatia, sono naturalmente invidiosa.
Ci sono quelle che si truccano sempre alla stessa maniera, poco e bene, tutti i giorni: un velo di cipria, una riga sottile di eyeliner, mascara sulle ciglia superiori e via, pronte per affrontare la giornata - che debbano andare agli uffici della motorizzazione o a un appuntamento con Antonio Banderas non fa differenza, al massimo puntano sull'acconciatura o sul vestiario, ma il makeup rimane quello.
Ci sono le fanatiche, ma non lo sono mai per sempre - di solito abusano per qualche mese dei tutorial su internet e per un periodo che va dalle quattro alle dodici settimane non fanno che comprare ombretti, rimmel colorati, blush in crema, lucidalabbra appiccicosi, e scialacquano interi stipendi da Kiko, sono il terrore dell'OVS, e si mettono tutto in faccia contemporaneamente.
E' una mania diffusa, io stessa ne sono uscita a fatica circa un anno fa: mi conciavo come Moira Orfei svegliandomi appositamente mezz'ora prima del solito ogni mattina per impiastricciarmi le palpebre con colori pastello accesissimi e cimentarmi nell'uso dell'eyeliner in crema - con risultati, devo dirlo, scarsissimi.
Le fanatiche tengono i trucchi in una specie di baule dalle dimensioni associabili a quelle di un piccolo monolocale arredato e hanno così tanti pennelli che potrebbero tranquillamente darsi alla pittura su tela appena la mania del make up sarà finita.
(Io, che non ho talenti se non quello di spaccare le palle, ho preso tutti i miei cimeli coloratissimi e profondamente inutili e li ho regalati alla mia migliore amica che è appena entrata nel tunnel delle polverine magiche che non si applicano alle narici, ma sulle palpebre e sugli zigomi).
Ci sono quelle che non si truccano mai ma quando si truccano lo fanno bene, e sono decisamente le mie preferite - vanno in giro con la faccia rilassata e luminosa di chi ha dormito in mezzo alla foresta pluviale, ma alla prima grande occasione sfoderano smokey eyes degni del Festival di Cannes e colori abbinatissimi, rossetti che non sbavano mai e contouring esperti che cambiano completamente la forma del viso.
E infine, ci sono quelle come me, che tutti i giorni passano venti minuti a truccarsi per dare l'idea di non essersi truccate affatto.
Il mio rito di makeup quotidiano, e quando dico quotidiano intendo che per me ha la stessa valenza del lavarmi la faccia e i denti, si compone di: fondotinta, correttore, cipria, blush, matita bianca per la rima interna dell'occhio, matita nera per la palpebra inferiore e mascara, mascara a strafottere, mascara come se non ci fosse un domani, il tutto sfumato, sfumatissimo, così sfumato che pare che non ci sia.
Insomma, truccarci non ci rende belle (per quello ci vorrebbe un miracolo, non c'è fondotinta che tenga) ma quantomeno presentabili - ed è già un risultato più che mai auspicabile.
E gli uomini, che cosa ne pensano?
Io di solito ho a che fare con quelli che si dicono attratti dalle "ragazze acqua e sapone" - perché non sanno che se io riducessi realmente i miei riti di bellezza quotidiana ad "acqua e sapone" il viso mi si staccherebbe pezzo dopo pezzo come l'intonaco delle case abbandonate, e sarei costretta a esibire la carta d'identità non solo per acquistare alcolici e sigarette ma anche solo per prendere l'ascensore, il cui uso è vietato ai minori di dodici anni non accompagnati.
Senza trucco somiglio tremendamente a Gollum, o a Iggy Pop prima della pubertà.
Senza trucco non sopporto di farmi vedere da nessuno, a malapena da me stessa.
Senza trucco però c'è chi è stato capace di dirmi "Sei bellissima", e mentiva sapendo di mentire e io sapevo che stava mentendo e non ho detto nulla, a fatica ho sorriso - e ho pensato che forse è questo, solo questo, l'amore.
E io, costretta da sempre e per sempre a puntare sulla simpatia, sono naturalmente invidiosa.
Ci sono quelle che si truccano sempre alla stessa maniera, poco e bene, tutti i giorni: un velo di cipria, una riga sottile di eyeliner, mascara sulle ciglia superiori e via, pronte per affrontare la giornata - che debbano andare agli uffici della motorizzazione o a un appuntamento con Antonio Banderas non fa differenza, al massimo puntano sull'acconciatura o sul vestiario, ma il makeup rimane quello.
Ci sono le fanatiche, ma non lo sono mai per sempre - di solito abusano per qualche mese dei tutorial su internet e per un periodo che va dalle quattro alle dodici settimane non fanno che comprare ombretti, rimmel colorati, blush in crema, lucidalabbra appiccicosi, e scialacquano interi stipendi da Kiko, sono il terrore dell'OVS, e si mettono tutto in faccia contemporaneamente.
E' una mania diffusa, io stessa ne sono uscita a fatica circa un anno fa: mi conciavo come Moira Orfei svegliandomi appositamente mezz'ora prima del solito ogni mattina per impiastricciarmi le palpebre con colori pastello accesissimi e cimentarmi nell'uso dell'eyeliner in crema - con risultati, devo dirlo, scarsissimi.
Le fanatiche tengono i trucchi in una specie di baule dalle dimensioni associabili a quelle di un piccolo monolocale arredato e hanno così tanti pennelli che potrebbero tranquillamente darsi alla pittura su tela appena la mania del make up sarà finita.
(Io, che non ho talenti se non quello di spaccare le palle, ho preso tutti i miei cimeli coloratissimi e profondamente inutili e li ho regalati alla mia migliore amica che è appena entrata nel tunnel delle polverine magiche che non si applicano alle narici, ma sulle palpebre e sugli zigomi).
Ci sono quelle che non si truccano mai ma quando si truccano lo fanno bene, e sono decisamente le mie preferite - vanno in giro con la faccia rilassata e luminosa di chi ha dormito in mezzo alla foresta pluviale, ma alla prima grande occasione sfoderano smokey eyes degni del Festival di Cannes e colori abbinatissimi, rossetti che non sbavano mai e contouring esperti che cambiano completamente la forma del viso.
E infine, ci sono quelle come me, che tutti i giorni passano venti minuti a truccarsi per dare l'idea di non essersi truccate affatto.
Il mio rito di makeup quotidiano, e quando dico quotidiano intendo che per me ha la stessa valenza del lavarmi la faccia e i denti, si compone di: fondotinta, correttore, cipria, blush, matita bianca per la rima interna dell'occhio, matita nera per la palpebra inferiore e mascara, mascara a strafottere, mascara come se non ci fosse un domani, il tutto sfumato, sfumatissimo, così sfumato che pare che non ci sia.
Insomma, truccarci non ci rende belle (per quello ci vorrebbe un miracolo, non c'è fondotinta che tenga) ma quantomeno presentabili - ed è già un risultato più che mai auspicabile.
E gli uomini, che cosa ne pensano?
Io di solito ho a che fare con quelli che si dicono attratti dalle "ragazze acqua e sapone" - perché non sanno che se io riducessi realmente i miei riti di bellezza quotidiana ad "acqua e sapone" il viso mi si staccherebbe pezzo dopo pezzo come l'intonaco delle case abbandonate, e sarei costretta a esibire la carta d'identità non solo per acquistare alcolici e sigarette ma anche solo per prendere l'ascensore, il cui uso è vietato ai minori di dodici anni non accompagnati.
Senza trucco somiglio tremendamente a Gollum, o a Iggy Pop prima della pubertà.
Senza trucco non sopporto di farmi vedere da nessuno, a malapena da me stessa.
Senza trucco però c'è chi è stato capace di dirmi "Sei bellissima", e mentiva sapendo di mentire e io sapevo che stava mentendo e non ho detto nulla, a fatica ho sorriso - e ho pensato che forse è questo, solo questo, l'amore.
31 luglio 2012
Light my fire
Una cosa l'ho capita, una soltanto - che gli esseri umani sono divisi in due grandi categorie che concernono il rapporto che si ha con l'oggetto più diffuso e sottovalutato del mondo: l'accendino.
Sì, è il 'rapporto con l'accendino' a dividerci in due immense famiglie che non s'incontreranno mai.
I primi sono i Possessori Affezionati, quelli che comprano un accendino carino, particolare (informazione di servizio: si vedano in qualsiasi tabaccaio ben fornito quelli con i disegni di Manara), o addirittura costoso ed elegante tipo uno zippo d'argento, e lo usano fino alla fine del ciclo di vita.
Un unico accendino, per tre mesi o per sempre, che tengono ben stretto al cuore (e alla tasca), prestandolo di malavoglia ai presenti e continuando a osservarlo con attenzione affinché non venga perduto o peggio, rubato (fate caso, di solito il Possessore Affezionato preferisce accendere le sigarette altrui con le proprie mani, simulando una gentilezza che ha il solo scopo di difendersi da eventuali furti).
Ho visto coi miei occhi persone in evidente stato d'alterazione fisica (leggasi: visibilmente ubriache) affannarsi nella ricerca paranoica del proprio accendino e rovinare la serata a tutti finché non viene ritrovato o dato per perso, disperatamente perso, come fosse un portafogli o un cellulare.
Loro sono i pragmatici, i precisi, quelli con le palle quadre, fedeli a se stessi e coerenti.
La seconda categoria è quella dei Possessori Casuali che raramente hanno tra le mani lo stesso accendino per due giorni di seguito: gli accendini loro li perdono, li abbandonano, li regalano e, sopratutto, li rubano.
Un imperativo categorico ordina di prendere l'accendino che qualcuno ci presta, infilarlo in tasca distrattamente, farlo nostro - è un gesto orribile, sporco, di cui poi ci vergognamo tantissimo...se scoperti.
E veniamo scoperti, sempre, dal Possessore Affezionato che di solito è 1 ogni 4 fumatori, e che ci odia: fosse anche un fratello, un amico, un fidanzato lui in quel momento e solo in quel momento ci odia, potesse userebbe l'amato accendino per darci fuoco.
Invece, nel caso di Possessore Casuale vs Possessore Casuale è tutto un grande scambiarsi, prestarsi, regalarsi accendini allegramente: provateci, provate a uscire, come nel mio caso, in rapporto 1PAffez più 3PCasual e guardarvi reciprocamente nelle tasche a fine serata.
Il PCasual1 si sarà impossessato dell'accendino del PCasual2, e vicecersa.
Il PCasual3 avrà perso il suo accendino, avrà rubato un paio di quelli altrui e ne avrà scoperto un altro, dimenticato, nella più piccola tasca della borsa.
Noi siamo i creativi, gli schizzati, i fantasiosi, i propositivi - noi siamo, diciamolo, i simpaticoni della compagnia.
Io, come già avete dedotto, appartengo alla categoria del Possessore Casuale, e se esistessero delle Olimpiadi per la promiscuità tra donna e accendini io forse le vincerei.
Li ho contati, sono dodici e non ho assolutamente idea da dove provengano.
So però di aver acceso la prima sigaretta della giornata con un accendino verde fluo, piccolo e con la rotellina, e di star per accendere l'ultima con un Bic di quelli grassi, di colore blu.
So che se adesso volessi cimentarmi nell'impresa titanica di svuotare le tasche di tutte le giacche, di tutti i pantaloni e di tutte le borse che posseggo vi troverei almeno altri cinque o sei accendini.
So, infine, che se Dio esiste appartiene alla prima categoria, dal momento che circa tre mesi fa ho subito la peggiore tra le violenze dell'anima: mi è stata rubata la borsa.
Ho perso il portafogli, il cellulare e la macchina fotografica nel giro di una serata, e quando il giorno dopo sono andata a riprendermi la borsa dentro vi ho trovato solo un misero accendino che nemmeno sapevo di avere, ed è la prova che se Dio esiste non solo è un attivista Possessore Affezionato, ma ha anche un pessimo senso dell'umorismo.
Sì, è il 'rapporto con l'accendino' a dividerci in due immense famiglie che non s'incontreranno mai.
I primi sono i Possessori Affezionati, quelli che comprano un accendino carino, particolare (informazione di servizio: si vedano in qualsiasi tabaccaio ben fornito quelli con i disegni di Manara), o addirittura costoso ed elegante tipo uno zippo d'argento, e lo usano fino alla fine del ciclo di vita.
Un unico accendino, per tre mesi o per sempre, che tengono ben stretto al cuore (e alla tasca), prestandolo di malavoglia ai presenti e continuando a osservarlo con attenzione affinché non venga perduto o peggio, rubato (fate caso, di solito il Possessore Affezionato preferisce accendere le sigarette altrui con le proprie mani, simulando una gentilezza che ha il solo scopo di difendersi da eventuali furti).
Ho visto coi miei occhi persone in evidente stato d'alterazione fisica (leggasi: visibilmente ubriache) affannarsi nella ricerca paranoica del proprio accendino e rovinare la serata a tutti finché non viene ritrovato o dato per perso, disperatamente perso, come fosse un portafogli o un cellulare.
Loro sono i pragmatici, i precisi, quelli con le palle quadre, fedeli a se stessi e coerenti.
La seconda categoria è quella dei Possessori Casuali che raramente hanno tra le mani lo stesso accendino per due giorni di seguito: gli accendini loro li perdono, li abbandonano, li regalano e, sopratutto, li rubano.
Un imperativo categorico ordina di prendere l'accendino che qualcuno ci presta, infilarlo in tasca distrattamente, farlo nostro - è un gesto orribile, sporco, di cui poi ci vergognamo tantissimo...se scoperti.
E veniamo scoperti, sempre, dal Possessore Affezionato che di solito è 1 ogni 4 fumatori, e che ci odia: fosse anche un fratello, un amico, un fidanzato lui in quel momento e solo in quel momento ci odia, potesse userebbe l'amato accendino per darci fuoco.
Invece, nel caso di Possessore Casuale vs Possessore Casuale è tutto un grande scambiarsi, prestarsi, regalarsi accendini allegramente: provateci, provate a uscire, come nel mio caso, in rapporto 1PAffez più 3PCasual e guardarvi reciprocamente nelle tasche a fine serata.
Il PCasual1 si sarà impossessato dell'accendino del PCasual2, e vicecersa.
Il PCasual3 avrà perso il suo accendino, avrà rubato un paio di quelli altrui e ne avrà scoperto un altro, dimenticato, nella più piccola tasca della borsa.
Noi siamo i creativi, gli schizzati, i fantasiosi, i propositivi - noi siamo, diciamolo, i simpaticoni della compagnia.
Io, come già avete dedotto, appartengo alla categoria del Possessore Casuale, e se esistessero delle Olimpiadi per la promiscuità tra donna e accendini io forse le vincerei.
Li ho contati, sono dodici e non ho assolutamente idea da dove provengano.
So però di aver acceso la prima sigaretta della giornata con un accendino verde fluo, piccolo e con la rotellina, e di star per accendere l'ultima con un Bic di quelli grassi, di colore blu.
So che se adesso volessi cimentarmi nell'impresa titanica di svuotare le tasche di tutte le giacche, di tutti i pantaloni e di tutte le borse che posseggo vi troverei almeno altri cinque o sei accendini.
So, infine, che se Dio esiste appartiene alla prima categoria, dal momento che circa tre mesi fa ho subito la peggiore tra le violenze dell'anima: mi è stata rubata la borsa.
Ho perso il portafogli, il cellulare e la macchina fotografica nel giro di una serata, e quando il giorno dopo sono andata a riprendermi la borsa dentro vi ho trovato solo un misero accendino che nemmeno sapevo di avere, ed è la prova che se Dio esiste non solo è un attivista Possessore Affezionato, ma ha anche un pessimo senso dell'umorismo.
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