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19 dicembre 2012

Cinquanta buone ragioni per auspicare la fine del mondo

La birra analcolica - la pasta liscia - il papa su Twitter - la faccia di Gasparri - la vecchietta sul treno che mi disse con aria complice "attenta signorina, dietro di lei c'è un estracomunitario" - chi non sa usare l'apostrofo - gli egocentrici - i timidi che ce l'hanno con gli egocentrici - Monica Bellucci - chi abbandona gli animali - chi maltratta gli animali - chi se la prende con chi maltratta gli animali e poi è sgradevole con la gente - i cattocomunisti - i fasciocomunisti - i nazifascisti - gli anarconazisti - eccetera eccetera eccetera - i libri di Nicholas Sparks - il Natale - il presepe - le Madonne che piangono sangue e la gente che ci crede - Paolo Brosio - l'IMU - la segreteria della Statale - le persone in attesa nella segreteria della Statale - la Statale - e in generale le persone - i no TAV - Teletu - i collant incastrati tra le chiappe - il mio ex - chi non ha mai visto Scrubs - chi non ha mai letto Harry Potter - e a tal proposito, la morte di Albus Silente e quella di Severus Piton - il fatto che Harry chiami suo figlio Albus Severus Potter - i cinepanettoni - chi ride dei cinepanettoni - Massimo Boldi - il doppiomento di Massimo Boldi - la faccia viscida di Ezio Greggio - le persone sudate in metropolitana - Trenord - chi ha votato Berlusconi - i libri di Daria Bignardi - la rubrica su Vanity Fair di Daria Bignardi - ma anche quella di Fiamma Satta - la cellulite - i baffi delle donne, sopratutto i miei - andare a dormire senza struccarsi - i preservativi ritardanti - i preservativi alla frutta - i telegiornali quando parlano del "popolo di internet" - il popolo di internet - i centri sociali - Casa Pound - la cultura ostentata e sputata in faccia, esibita come un pene eretto - gli addii - la morte - le camicie a maniche corte - gli insetti - chi parla sempre perché non ha niente da dire - chi sta sempre zitto perché non ha niente da dire - Chiara Ferragni - l'omofobia - la xenofobia - la misoginia - e quelle donne che ti fanno venire voglia di essere un uomo che picchia le donne - gli uomini che picchiano le donne - il post sbronza - Nicole Minetti - il film porno di Sara Tommasi - ma anche quello di Belèn Rodriguez - spezzare un cuore - farsi spezzare il cuore - i sensi di colpa - i sottaceti della LIDL - le barzellette del Cucciolone - i leggins usati come pantaloni - i luna park - i multisala - C'è Posta Per Te - Andreotti - tornare a casa e scoprire che il tuo cane ha avuto la bella idea di pisciare ovunque - Farmville e tutte le varie richieste di giochi e applicazioni su Facebook - il reggiseno che si slaccia nel momento sbagliato - l'unità di misura dei parrucchieri - la sigaretta elettronica - Emanuele Filiberto e Pupo a Sanremo - Beppe Grillo - l'elettore medio di Beppe Grillo - chi non può fare a meno di citare Oscar Wilde - chi non ha senso dell'umorismo - il freddo - la rucola incastrata tra i denti - e la carta igienica attaccata alle scarpe quando si esce da un bagno pubblico - chi abusa della parola "rispetto" - i luoghi comuni da bar di periferia sulle rosse puttane, le voglie sessuali delle suore, gli zingari che rubano i bambini - e tutte le piccolezze e le meschinità e gli arrivismi e le prepotenze e le cattiverie di un'umanità che meriterebbe di sparire nello stesso modo in cui viene al mondo: tra gli escrementi, le urla e il sangue.

29 novembre 2012

Parole Chiaviche: porno edition

Forse lo stage è la cura giusta per la mia tendenza ad ammorbare i lettori, incredibile gente oggi scriverò un post breve, anzi, brevissimo!

3) Donne taglie forti lingerie - e con questa rivolgo un appello a tutte le amiche e conoscenti che si ostinano a mettersi a dieta: fatevene una ragione, gli uomini preferiscono le tonde e dubito che questo blog faccia al caso loro, non sono una taglia forte e non mi faccio foto in lingerie.
2) Concita De Gregorio piedi - che continua ostinato a starsene in seconda posizione, vuoi perché mi diverto a inserirlo nelle tag ogni volta che posso, vuoi perché questo è un blog di sinistra e i radical neanche troppo chic ci bazzicano spesso, tra un Fenoglio e un Vittorini.
1) Puttane bionde e magre - e questa è forse la mia preferita, ma diciamo che si commenta da sola.

Poi, in ordine sparso: bella fighettina, Vanna Banality Fair piedi, donne normali nude, perversioni, blog perversi, donne nude taglia 52, donna nuda nel letto, eccetera eccetera eccetera.
E arrivati a questo punto non so sinceramente se siano peggio i lettori...o l'autrice.

8 ottobre 2012

Uomini che perplimono le donne (e aggiornamenti)

C'è che noi introspettivi ci facciamo troppe domande - prendete me, ero seduta tranquilla a guardarmi Scrubs e preparare la borsa per domani e ho pensato troppo. Sì, preparando la borsa mi son chiesta...ma perché agli uomini non serve? Lasciamo perdere la ventiquattr'ore da lavoro, e parliamo di tempo libero. Gli uomini non hanno le borse, a meno che voi non siate incappate nella brutta razza degli Uomini col Borsello, che sono un filo più squallidi degli Uomini col Marsupio, ma non di molto.
Io non sono una persona disordinata quando si tratta di borse - ho visto amiche estrarre dei reggiseni dalle loro tracolle, dimenticati là dentro dopo chissà quali bagordi in discoteca. Mi piace variare, quindi mi capita di fare e disfare la borsa anche due o tre volte a settimana, di conseguenza non lascio che si accumulino oggetti inutili o spazzatura.
Ciononostante non posso assolutamente fare a meno di:

- portafogli
- chiavi di casa
- cellulare
- moleskine
- romanzo svedese di 500 pagine
- bottiglietta di acqua naturale
- penna
- burrocacao
- crema per le mani
- sigarette
- svariati accendini (vedasi questo post)
- un astuccetto rosa peloso contenente assorbenti, Aspirina, medicinale per la cistite, medicinale per il mal di stomaco, un campioncino di fondotinta, specchietto da trucco
- gomme da masticare

voglio dire, queste cose mi servono. Mi servono realmente, nella vita di ogni giorno - o potrebbero servirmi, vedi la penna e gli svariati medicinali. Insomma, perché agli uomini non servono le borse e nemmeno ciò che contengono? O meglio, perché noi femmine ci carichiamo le spalle di oggetti di cui forse non avremmo alcun bisogno? Dite che è l'ennesima punizione destinata al nostro sesso? Io penso di sì.

Detto questo, passiamo agli aggiornamenti pratici about my life, posto che a qualcuno interessino. Sarò breve, perché a parlare di me stessa in questi termini così "concreti" non mi sento a mio agio, ma.
Ma settimana scorsa ho iniziato lo stage in un'agenzia pubblicitaria e ne sono incredibilmente entusiasta sotto ogni punto di vista, così entusiasta che ho paura a parlarne.
Ma la mia laurea è stata rimandata di qualche mese ancora a causa di un esame andato malissimo, e non è per giustificarmi ma non è stata colpa mia - e questa non è, ahimè, la sede adatta a parlarne.
Ma tutto il resto va bene, va come al solito e anche meglio, in un modo che non avrei creduto possibile - e di questo sicuramente avremo modo di parlarne.

25 settembre 2012

Il quarto d'ora femminista

Benvenuti al Quarto D'Ora Femminista!
La nuova rubrica di Banalityfair in cui si dicono un sacco di luoghi comuni sull'altro sesso e si arriva a conclusioni teatrali! 
Buona lettura!

Perché i maschi trovano sexy quei punti del corpo che noi consideriamo ripugnanti o, tutt'al più, insignificanti? Perché ci ostiniamo a curarci i capelli, le unghie, perché compriamo creme antirughe, indossiamo bianchieria intima di seta e ci distruggiamo le palpebre a suon di ombretti? Tanto loro queste cose non le guardano, loro hanno le fisse - quelle parti del nostro corpo (solitamente noi le odiamo, o le consideriamo di poco conto) da cui non riescono a togliere occhi e mani di dosso.
Parliamo delle tette grosse - ne vanno pazzi, e questa è cosa nota.
Una qualsiasi donna che porti dalla quarta misura in su vi dirà che farebbe qualsiasi cosa per farsi ridurre il seno, perché lo trova imbarazzante, volgare e scomodo.
O la ciccia sui fianchi, croce di ogni Donna degna di tale nome - tutte, anche le più magre come la sottoscritta sono dotate di piccoli cuscinetti adiposi appena sopra le natiche, è una legge della fisica.
Loro le adorano, "le maniglie dell'amore" che noi ci scarnificheremmo di dosso col machete, se solo esistesse un antidolorifico abbastanza potente - quelle che vengono segnate da tutti i vestiti che non siano di almeno tre taglie più grandi della nostra.
E quando andiamo a comprare della bianchieria intima supersexy e lui reagisce allo stesso modo di quando ci becca con le mutande della bisnonna, iniziando a sbavare, ululando e facendo gli occhi da pazzo? 
E i maniaci delle piccole cose? Che non si accorgono se ci tagliamo trenta centimetri di capelli ma vanno pazzi per quel neo insignificante che abbiamo appena sotto l'orecchio sinistro, o quel modo che abbiamo di pronunciare parole banalissime come "Grazie amore mio" che li manda letteralmente in brodo di giuggiole?

Gli uomini sono ben strani.
Ci sono quelli che s'innamorano solo delle stangone con corpo perfetto, capelli pettinatissimi, mai un pelo di troppo, che si fanno il bagno nell'Opium e hanno il cervello di una sogliola e poi si lamentano perché li tradiscono - e quelli che chiedono l'Estrema Unzione per un raffreddore ma quando hai il ciclo e sei nervosetta ti dicono di non fare scenate - e quelli che ci esci e parlano di poesia, di romanzi di Flaubert, di musica classica e di rumore del vento e poi alla prima occasione ruttano come scaricatori di porto, magari guardandoti negli occhi e subito dopo dire che con te si sentono così a loro agio - e i maniaci dello specchio, i maledettissimi di provincia, i musicisti egomaniaci, i pignoli impenitenti, gli ubriaconi e i malvagi, manipolatori, crudeli.



Ci sono uomini di tutti i tipi, penso, e penso anche che ventitre anni siano pochi per dire di conoscerli a fondo - penso anche però che ogni donna di qualsiasi tendenza sessuale essa sia non possa farne a meno, almeno uno, fosse anche il migliore amico gay che ci ruba il lucidalabbra o il fratellino piccolo per cui uccideremmo chiunque, il figlio adolescente stronzo che ci chiama "streghe" e il padre un po' burbero di cui abbiamo dentro l'immagine. Almeno un uomo nella vita serve, perché in quella sconfinata idiozia che conosciamo intorno ai sette anni, quando il migliore amico di scuola ci sputa la gomma in testa perché è innamorato di noi, io credo sia nascosta l'altrà metà del mondo, quella che ci strappa fuori le cose più belle.

14 settembre 2012

Non c'è trucco non c'è inganno!

Ci sono quelle che non si truccano, e si dividono in due categorie: chi del trucco avrebbe effettivamente bisogno (anche una ritoccatina alle sopracciglia non guasterebbe, e togliersi i baffi potrebbe essere una buona idea) e chi invece non ne ha bisogno affatto - e io queste ultime le odio, le odio sinceramente, come non ho mai odiato altro in vita mia, perché la loro pelle è naturalmente perfetta e i loro occhi sono naturalmente languidi, le ciglia naturalmente lunghe, le labbra naturalmente tumide.
E io, costretta da sempre e per sempre a puntare sulla simpatia, sono naturalmente invidiosa.
Ci sono quelle che si truccano sempre alla stessa maniera, poco e bene, tutti i giorni: un velo di cipria, una riga sottile di eyeliner, mascara sulle ciglia superiori e via, pronte per affrontare la giornata - che debbano andare agli uffici della motorizzazione o a un appuntamento con Antonio Banderas non fa differenza, al massimo puntano sull'acconciatura o sul vestiario, ma il makeup rimane quello.
Ci sono le fanatiche, ma non lo sono mai per sempre - di solito abusano per qualche mese dei tutorial su internet e per un periodo che va dalle quattro alle dodici settimane non fanno che comprare ombretti, rimmel colorati, blush in crema, lucidalabbra appiccicosi, e scialacquano interi stipendi da Kiko, sono il terrore dell'OVS, e si mettono tutto in faccia contemporaneamente.
E' una mania diffusa, io stessa ne sono uscita a fatica circa un anno fa: mi conciavo come Moira Orfei svegliandomi appositamente mezz'ora prima del solito ogni mattina per impiastricciarmi le palpebre con colori pastello accesissimi e cimentarmi nell'uso dell'eyeliner in crema - con risultati, devo dirlo, scarsissimi.
Le fanatiche tengono i trucchi in una specie di baule dalle dimensioni associabili a quelle di un piccolo monolocale arredato e hanno così tanti pennelli che potrebbero tranquillamente darsi alla pittura su tela appena la mania del make up sarà finita.
(Io, che non ho talenti se non quello di spaccare le palle, ho preso tutti i miei cimeli coloratissimi e profondamente inutili e li ho regalati alla mia migliore amica che è appena entrata nel tunnel delle polverine magiche che non si applicano alle narici, ma sulle palpebre e sugli zigomi).
Ci sono quelle che non si truccano mai ma quando si truccano lo fanno bene, e sono decisamente le mie preferite - vanno in giro con la faccia rilassata e luminosa di chi ha dormito in mezzo alla foresta pluviale, ma alla prima grande occasione sfoderano smokey eyes degni del Festival di Cannes e colori abbinatissimi, rossetti che non sbavano mai e contouring esperti che cambiano completamente la forma del viso.
E infine, ci sono quelle come me, che tutti i giorni passano venti minuti a truccarsi per dare l'idea di non essersi truccate affatto.
Il mio rito di makeup quotidiano, e quando dico quotidiano intendo che per me ha la stessa valenza del lavarmi la faccia e i denti, si compone di: fondotinta, correttore, cipria, blush, matita bianca per la rima interna dell'occhio, matita nera per la palpebra inferiore e mascara, mascara a strafottere, mascara come se non ci fosse un domani, il tutto sfumato, sfumatissimo, così sfumato che pare che non ci sia.
Insomma, truccarci non ci rende belle (per quello ci vorrebbe un miracolo, non c'è fondotinta che tenga) ma quantomeno presentabili - ed è già un risultato più che mai auspicabile.

E gli uomini, che cosa ne pensano?
Io di solito ho a che fare con quelli che si dicono attratti dalle "ragazze acqua e sapone" - perché non sanno che se io riducessi realmente i miei riti di bellezza quotidiana ad "acqua e sapone" il viso mi si staccherebbe pezzo dopo pezzo come l'intonaco delle case abbandonate, e sarei costretta a esibire la carta d'identità non solo per acquistare alcolici e sigarette ma anche solo per prendere l'ascensore, il cui uso è vietato ai minori di dodici anni non accompagnati.
Senza trucco somiglio tremendamente a Gollum, o a Iggy Pop prima della pubertà.
Senza trucco non sopporto di farmi vedere da nessuno, a malapena da me stessa.

Senza trucco però c'è chi è stato capace di dirmi "Sei bellissima", e mentiva sapendo di mentire e io sapevo che stava mentendo e non ho detto nulla, a fatica ho sorriso - e ho pensato che forse è questo, solo questo, l'amore.

31 luglio 2012

Light my fire

Una cosa l'ho capita, una soltanto - che gli esseri umani sono divisi in due grandi categorie che concernono il rapporto che si ha con l'oggetto più diffuso e sottovalutato del mondo: l'accendino.
Sì, è il 'rapporto con l'accendino' a dividerci in due immense famiglie che non s'incontreranno mai.

I primi sono i Possessori Affezionati, quelli che comprano un accendino carino, particolare (informazione di servizio: si vedano in qualsiasi tabaccaio ben fornito quelli con i disegni di Manara), o addirittura costoso ed elegante tipo uno zippo d'argento, e lo usano fino alla fine del ciclo di vita.
Un unico accendino, per tre mesi o per sempre, che tengono ben stretto al cuore (e alla tasca), prestandolo di malavoglia ai presenti e continuando a osservarlo con attenzione affinché non venga perduto o peggio, rubato (fate caso, di solito il Possessore Affezionato preferisce accendere le sigarette altrui con le proprie mani, simulando una gentilezza che ha il solo scopo di difendersi da eventuali furti).
Ho visto coi miei occhi persone in evidente stato d'alterazione fisica (leggasi: visibilmente ubriache) affannarsi nella ricerca paranoica del proprio accendino e rovinare la serata a tutti finché non viene ritrovato o dato per perso, disperatamente perso, come fosse un portafogli o un cellulare.
Loro sono i pragmatici, i precisi, quelli con le palle quadre, fedeli a se stessi e coerenti.

La seconda categoria è quella dei Possessori Casuali che raramente hanno tra le mani lo stesso accendino per due giorni di seguito: gli accendini loro li perdono, li abbandonano, li regalano e, sopratutto, li rubano.
Un imperativo categorico ordina di prendere l'accendino che qualcuno ci presta, infilarlo in tasca distrattamente, farlo nostro - è un gesto orribile, sporco, di cui poi ci vergognamo tantissimo...se scoperti.
E veniamo scoperti, sempre, dal Possessore Affezionato che di solito è 1 ogni 4 fumatori, e che ci odia: fosse anche un fratello, un amico, un fidanzato lui in quel momento e solo in quel momento ci odia, potesse userebbe l'amato accendino per darci fuoco.

Invece, nel caso di Possessore Casuale vs Possessore Casuale è tutto un grande scambiarsi, prestarsi, regalarsi accendini allegramente: provateci, provate a uscire, come nel mio caso, in rapporto 1PAffez più 3PCasual e guardarvi reciprocamente nelle tasche a fine serata.
Il PCasual1 si sarà impossessato dell'accendino del PCasual2, e vicecersa.
Il PCasual3 avrà perso il suo accendino, avrà rubato un paio di quelli altrui e ne avrà scoperto un altro, dimenticato, nella più piccola tasca della borsa.
Noi siamo i creativi, gli schizzati, i fantasiosi, i propositivi - noi siamo, diciamolo, i simpaticoni della compagnia.

Io, come già avete dedotto, appartengo alla categoria del Possessore Casuale, e se esistessero delle Olimpiadi per la promiscuità tra donna e accendini io forse le vincerei.




Li ho contati, sono dodici e non ho assolutamente idea da dove provengano.
So però di aver acceso la prima sigaretta della giornata con un accendino verde fluo, piccolo e con la rotellina, e di star per accendere l'ultima con un Bic di quelli grassi, di colore blu.
So che se adesso volessi cimentarmi nell'impresa titanica di svuotare le tasche di tutte le giacche, di tutti i pantaloni e di tutte le borse che posseggo vi troverei almeno altri cinque o sei accendini.
So, infine, che se Dio esiste appartiene alla prima categoria, dal momento che circa tre mesi fa ho subito la peggiore tra le violenze dell'anima: mi è stata rubata la borsa.
Ho perso il portafogli, il cellulare e la macchina fotografica nel giro di una serata, e quando il giorno dopo sono andata a riprendermi la borsa dentro vi ho trovato solo un misero accendino che nemmeno sapevo di avere, ed è la prova che se Dio esiste non solo è un attivista Possessore Affezionato, ma ha anche un pessimo senso dell'umorismo.

18 giugno 2012

Oltre alle gambe c'è di più, parte II

Trenta secondi nella testa di una (quasi) donna single in piena sindrome premestruale:

Voglio un dolce - le mie amiche non mi vogliono bene - non ho amici - morirò sola con dieci gatti - ho le ginocchia nodose - vorrei rifarmi il mento - questa maglietta mi fa sembrare grassa - ho mal di testa - voglio un dolce - voglio anche un panino al prosciutto - quanto tempo è che non faccio sesso? - quanto tempo passerà prima che io rifaccia sesso? - non piaccio a nessuno - morirò sola nella mia merda e i gatti mi mangeranno le orecchie - ho sbagliato tutto nella vita - sono quì che guardo che mi guardo crescere la mia cellulite le mie nuove consapevolezze - avrei dovuto iscrivermi a Medicina - sicuramente avrà trovato un'altra che lo fa stare meglio di me - nessuno è meglio di me! - spero che sia grassa - spero che gli attacchi l'herpes - voglio un dolce - voglio affogare in una vasca di gelato - non ho talento - tutti mi odiano, lo so - sono lesbica - quanto tempo è che non faccio sesso? - invidio così tanto la mia amica che è fidanzata da cinque anni e sta per sposarsi - piuttosto che fare la fine della mia amica mi arruolo nella Legione Straniera - attiro solo casi umani - sono un caso umano - avrei dovuto rimanere con nomediexacaso - voglio un dolce - credo che lui mi piaccia - non uscirei mai con me stessa - la prossima volta che bacerò qualcuno sarà la mia prozia al battesimo del figlio dei vicini di casa, e sarà anche l'ultima - ora mi compro quel vestito - datemi un dolce, mi spetta di diritto - con quel vestito sembrerei un sacco di letame - sono un sacco di letame - credo che lui mi piaccia, e pure tanto - le persone sono cattive - domani vado a farmi congelare gli ovuli - sarò mica incinta? - no, non è possibile, è troppo tempo che non faccio sesso - quanto tempo è che non faccio sesso? - voglio un dolce - credo che lui mi piaccia, e pure tanto, e credo mi comprerò un dolce.

10 giugno 2012

La doccia della domenica

Si comincia con l'accendere la luce crudele dello specchio in bagno tenendo a portata di mano non una bensì due pinzette per sopracciglia: una di forma squadrata per togliere il grosso, una appuntita per rifinire - le hai lasciate un po' perdere ultimamente, è ora di cambiarne la forma, rendile più sottili, più dure.
La pelle dell'arcata sopraccigliare è come se non fosse più tua, negli anni è diventata insensibile al dolore e si arrossa appena; a lavoro finito, e ci vogliono sempre quindici minuti circa, sciacquati il viso con acqua tiepida e sapone neutro, lentamente, godendo della schiuma tra le dita.
E' il momento della maschera per il viso agli agrumi, spremila sulle mani e poi accarezzati il volto e il collo, piano, con movimenti circolari - cela i lineamenti, abbonda col prodotto, non essere avara, e ora guardati, la faccia è bianca e solo gli occhi sono neri, immensi, medita se farti una foto da postare su facebook per recitare la parte che preferisci, quella della 'tipa alla mano che sa prendersi in giro'.
Lascia stare, la vasca è quasi piena d'acqua bollente e profumata, hai versato un quantitativo generoso di bagnoschiuma al muschio bianco, la schiuma invoca il tuo nome, sei già nuda e immergi il piede destro, poi quello sinistro, e ti siedi, t'inabissi fino alle scapole e chiudi gli occhi, lasciando che la maschera di bellezza faccia effetto - la senti penetrare nei pori, rassicurante e fresca, quando inizierà a bruciare potrai sciacquarla via di prepotenza, il getto della doccia ben puntato sulla fronte, e aspettare che scivoli tutta nell'acqua che si sta intorbidendo.
E' giunto il momento d'insaponarsi con calma, si comincia dalle braccia, poi le spalle, il seno, la pancia, l'inguine, le cosce e i polpacci - i polpacci hanno bisogno di una passata lieve di rasoio, il rasoio è una carezza ruvida che fa la pelle levigata, i tuoi piedi sono appoggiati al bordo della vasca, li guardi e sono piccoli e perfettamente rosa, sono piedi di bambina che piacciono agli uomini, che piacciono a te, li insaponi piano canticchiando un melodico De Andrè.
Riprendi tra le mani il doccino, lo passi tra i capelli, e poi riempi le mani di shampo alla camomilla per rendere le chiome più chiare - rimpiangi quei giorni in cui un flacone durava forse due settimane, avevi i capelli lunghissimi, ora basta una goccia delle dimensioni di una moneta, frizioni lentamente il cranio, insisti sulla nuca e dietro alle orecchie, emulsioni con acqua e guardi la schiuma cadere in larghe goccie bianche e concentriche.
Risciacqui, senza fretta, che non rimanga nulla, e quando non c'è più rischio che tu possa ingoiare lo shampo ti riempi la bocca d'acqua, la sputi in aria, fingi di essere una fontana - togli il tappo, guardi il tuo corpo riemergere lentamente dai flutti domestici, lo risciacqui, ti alzi in piedi: sei nuda, bagnata e vulnerabile, sgoccioli a ogni movimento.
Ti avvolgi nell'accappatoio, nell'unica tasca disponibile infili la crema per il viso, quella per il corpo, il deodorante - resti nuda in piedi in camera tua, avvolgi la testa in un asciugamano, prima il viso.
Immergi un polpastrello nella crema al cetriolo, generosamente pattini con le dita sul volto, a occhi chiusi, e poi infili i pantaloncini, la maglietta del pigiama, passi il deodorante stick sotto le ascelle, i polpacci iniziano a pruderti - il prezzo da pagare per la passata di rasoio; la crema per il corpo è quella da grande occasione, quella di Chanel, la spalmi con calma dalle ginocchia alle dita dei piedi ascoltando colonne sonore della Disney, ti soffermi a godere dell'acuto di Megara (io sento dentro 'puoi fidarti', mentre la testa mia 'non lo fare') e sorridi tuo malgrado.
Sei pronta.
Idratata, profumata, pulita - per qualche ora, solo qualche ora...senza peccato.

Dio non mi ha concesso il dono della Fede, in questo giorno che è un giorno santo io non sono invitata alla sua mensa, non ho modo di liberarmi dai miei peccati, e non ci sono parole di Cristo che possano salvarmi - ciò che mi rimane, l'unico Rito che ancora mi concedo è la doccia della domenica, che lavi via tutto quanto accumulato nella settimana appena trascorsa (smog, nicotina, alcolici, bestemmie, delusioni, risultati, battiti di cuore, battiti di ciglia, spaventi e rivelazioni) e aiuti ad affrontare degnamente quella che invece è in arrivo.
E buona settimana a tutti.

31 maggio 2012

Le donne normali, parte II

Ebbene sì, è successo di nuovo. Per chi non lo sapesse, l'argomento mi sta a cuore e ne parlai in questo post, forse meno di un mese fa. Di nuovo, una bonazza patinata in copertina che ci dice che le donne vere non portano la 38, e francamente ne ho abbastanza le palle piene. No, non ho intenzione di ripetermi, fare un'altra polemica inutile su quanto sia offensivo leggere le parole della strafiga di turno (e in questo caso stiamo parlando di una strafiga che mi piace moltissimo, come attrice e come donna) che viene a spiegarci dall'alto dei suoi miliardi e del suo successo cosa sia 'vero' e cosa no, cosa sia 'normale' e cosa invece sia irrimediabilmente sbagliato e sgradevole.
Ma voi avete idea di quanto io possa essermi sentita offesa?
Santocielo, credevo ci fossimo evoluti, credevo che i luoghi comuni sulle bionde cretine, le rosse puttane e le magroline poco autentiche fossero ormai storia passata - invece no, invece di nuovo a sparare puttanate su come dovrebbe essere una donna per essere bella, vera, normale o salcazzochecosa. 
Quindi, siccome ancora non mi sono iscritta a qualche corso intensivo di yoga per risolvere i miei problemini di collera e in questo momento ho le vene del collo che mi pulsano tipo Adriano Pappalardo quando sbraitava 'Ricominciamo', vi dimostrerò una cosa, e per farlo dovrò sacrificare quel poco che rimane della mia dignità e del mio pudore...nella speranza che ne valga la pena, in caso contrario lapidatemi pure.


Foto odierna: ancora a letto, il ritorno di Gesù Cristo.

Foto odierna: sveglia da pochi minuti, senza nemmeno essermi lavata la faccia.
Ciao a tutti, mi chiamo Vanna e guarda caso porto una 38, mi faccio gli autoscatti appena sveglia e completamente struccata, non mi vergogno delle mie costole né dei miei capelli privi di senso, non ho una troupe di fotografi e truccatori professionisti nascosta nell'armadio, e Vanity Fair non mi metterebbe in copertina neanche quandi farà freddo all'inferno.
Sono Vanna, sono vera e normale e porto una 38 e a volte mi cola il trucco e se percaso dimentico di depilarmi vengo scambiata per un orsetto marsicano, sono Vanna , sono vera e normale e imperfetta e proprio per questo motivo non verrò a raccontare a voi quale taglia debba portare una donna vera e normale e imperfetta, perché non lo so nemmeno io, e anche lo sapessi non sarebbero affari miei.


Sono Vanna, porto una 38 e alla faccia di Kate Winslet non solo sono irrimediabilmente vera, sono anche bellissima, bellissima così - e sono certa che lo siate anche voi, lo siamo tutte quando ci sforziamo di crederlo, fidatevi di chi l'ha voluto imparare a ogni costo per non soccombere, fidatevi di me.

29 maggio 2012

Il ragazzo di sinistra, parte I

Il ragazzo di sinistra è una specie umana assai diffusa, sopratutto nella mia vita; ne esistono di due tipi: il Wannabe Radical Chic e il Wannabe Punkabbestia, e sono uno più simpatico dell'altro.
Il ragazzo di sinistra Wannabe Radical Chic indossa Clark, non porta mai t-shirt (fanno eccezione le polo, in piena estate, dai colori smorti come il cachi, il beige o il verde spento) preferendo le camicie, meglio se a quadretti, con le maniche elegantemente arrotolate su avambracci magrissimi e pressoché glabri, da fighettina senza nerbo.
Questo determinato tipo umano di solito ha parecchi capelli, e li ama quasi quanto ama il suo pene e tutti i libri di Pasolini; è fermamente convinto di poter conquistare ogni donna (purché sia di sinistra!) solo guardandola languidamente mentre gira le pagine di un qualsiasi libro politicamente impegnato, citando Guccini come non ci fosse un domani e invitandola a eventi pidocchioso-culturali in circoli ARCI di dubbio gusto e di dubbia ubicazione, essendo le vie centrali decisamente troppo nazionalpopolari meglio andare a infilarsi nei più torbidi locali di Famagosta a raccontarci quanto ci manca Gaber.
Il ragazzo di sinistra Wannabe Radical Chic è pieno di sé al punto che se leggesse questo post penserebbe di me che sono una specie di Chiara Ferragni particolarmente velenosa, dai capelli ossigenati e le scarpe firmate, e che gli preferirei un figlio di papà azzimato e bauscietta, mentre lui punta a donne di un certo livello, prima fra tutte Concita De Gregorio di cui, ne sono sicura, cerca le foto dei piedi su Google quando si sente solo.
Sì, perché il Wannabe Radical Chic è raffinato in tutto ciò che fa: i libri che legge sono sempre i più di nicchia, i film che guarda sono sempre i più concettualmente esaltanti, le donne che si porta a letto sono sempre le più interessanti, e i suoi gusti sessuali raramente sono gli stessi di quelli del volgo.
Il Tipo in questione non dirà mai di una donna che ha un bel seno, o un bel culo, o una bella bocca: lui vi dirà che di una donna guarda tendenzialmente i piedi, le unghie, le sopracciglia e i tendini, tettecculo son cose da poveracci - di portafogli e di spirito.
Il Wannabe Radical Chic non dorme, riposa.
Non mangia, degusta.
Non beve, sorseggia.
Non studia, s'istruisce.
Non lavora, ma s'impegna politicamente affinché il mondo del lavoro possa essere migliore per tutti, perché il Radical Chic vi dirà sempre, in qualsiasi periodo storico, che non c'è lavoro.
E se gli chiederete quale tipo di lavoro va cercando, senz'imbarazzo alcuno vi risponderà che lui ci ha provato, hai voglia se ci ha provato, a farsi assumere come amministratore delegato dell'Adelphi ma proprio non l'hanno preso, sistema ladro e mafioso e capitalista e squallido che non premia i giovani di talento dall'ambizione vorace (e il cervello pieno di ovatta).
Inoltre, i Wannabe hanno il senso dell'umorismo di un opossum morto, sono permalosi e vanesi, e fondamentalmente incapaci di prendersi responsabilità: alle responsabilità preferiscono il vittimismo gretto e la superbia senza freni inibitori, probabilmente se potessero clonarsi passerebbero la giornata a palparsi il sedere e a dirsi quanto sono belli.

Vi sono solo due luoghi al mondo che permettono a questa specie di sopravvivere e proliferare serenamente, dato che oltre a quanto già elencato son misantropi di natura: i circoli ARCI di cui sopra e naturalmente le università, di solito alla Facoltà di Lettere&Filosofia e/o Giurisprudenza.
Alla Statale di Milano infatti abbiamo la più grande riserva italiana di questa razza che non si sta affatto estinguendo, è facile osservarli in Chiostro ogni giorno a guardare sottecchi e con disprezzo i loro cugini di secondo grado (i Wannabe Punkabbestia, di cui parlerò in seguito) e con vaga compassione tutti gli altri.
Ma se percaso compare una ragazza (una ragazza di sinistra!) a pochi metri dal loro perimetro allora eccoli i novelli Bertinotti farsi re della scena, con passo felpato tirar fuori dalla tracolla in similpelle un volantino rosso e un invito galante a qualche evento delcazzo, come dicono a Oxford, dal titolo sempre ambiguo, e sempre pallosissimo: 'Il Nome della Prosa, letture di testi civili da Umberto Eco a Asterix&Obelix', 'Harry Potter e il camice di Monti, aperitivo letterario e riflessioni sul piccolo mago fascista', 'Come essere di sinistra e scisci senza ostentare troppo la grandezza del portafogli e del pene', e vai di sorriso incantevole e spiegazioni sommarie, il tutto condito da lunghe lunghissime occhiate ciglia contro ciglia (come già detto, loro non sono superficiali, loro le donne le guardano negli occhi) e lo scambio dei contatti Facebook, 'anche se non lo uso mai'.

E le ragazze, oche che non sono altro, invece che fare la cosa più furba (scappare urlando che la Corazzata Potemkin è una cagata pazzesca) di solito ci cascano e ci cascano con tutte le scarpe, fino a che il Wannabe non le lascerà col cuore spezzato dicendo loro che purtroppo è la società a privarci della voglia di avere una relazione stabile, e io ti amo ma amo di più il Neorealismo, non possiamo stare insieme devo unirmi ai Nuovi Partigiani, e davvero ci tengo tanto a te ma se voglio vincere queste elezioni universitarie dovrò andare a letto col Magnifico e mi spiacerebbe farti male.

Il Wannabe RC ha il suo fascino, è vero, ma è un fascino finto e preconfezionato tale e quale a quello dei dolci industriali: a guardarli ti sembrano buonissimi e pieni di gusto, ma se ne mangi uno ti nausea quasi subito e non avrai mai voglia di provarne un altro, perché fondamentalmente sono tutti uguali, asettici e finti, van bene giusto per le serate in cui la fame da eccessi di alcol e droga rimbambisce le pareti dello stomaco, ma francamente nessuno li mangerebbe ogni giorno per colazione.
Io preferirò sempre un cornetto caldo, grasso e simpatico: costa di più ed è raro trovarne di buoni, sporcano le mani e ti riempiono di briciole e di zucchero a velo, saranno dozzinali...ma almeno sono autentici, e proprio perché sono cucinati freschi ogni giorno nessuno è mai uguale all'altro, ognuno ha un sapore che è tutto suo e che può farti felice per un giorno intero - con quegli altri, quelli di cui sopra, magari al momento ti sembra di goderci un sacco, ma alla lunga non ti restano altro che calorie da bruciare, saporacci sul palato, e sensi di colpa da gestire.

16 maggio 2012

De Facebook Natura

Le dieci cose che compatisco, nella fattispecie...su Facebook.
E badate bene, non dirò che le odio, perché l'Odio è un sentimento nobile che provo per altre cose, peggiori di questa: quelli che non tengono la destra sulle scale mobili in metropolitana, loro sì, loro sì che meritano quanto di peggio ci sia al mondo.
Le cose che compatisco invece non è che mi disturbino nel profondo del cuore, diciamo che mi fanno quotidianamente arricciare il naso, mettere le mani tra i capelli, sibilare stancamente 'ossignore', e nonostante questo...sì, sto su Facebook, e probabilmente ci starò fino all'ultimo giorno della mia vita; amo quel social network, non mi nascondo dietro a snobismi preconfezionati, adoro Facebook perché è utile, perché mi fa sorridere, perché nutre il mio egocentrismo, perché è semplicemente parte della mia quotidianità come il caffé al mattino e il cioccolato prima di dormire, tutte le sere, ma ciò non toglie che certe cose sarebbe meglio se non ci fossero.
Ecco quì una breve lista, che l'atteggiamento conciliante nei confronti dell'umanità vi accompagni sempre, come accompagna me in questo mercoledì particolarmente ventoso e luminoso.

1) Le foto di pessimo gusto, gonfie di sangue e morte; dal cagnolino squartato al pedofilo appeso per i testicoli a qualche palo in medioriente - insomma, fate un po' quello che volete, anche una gigantografia da appendervi in camera se pensate sia giusto, ma evitate d'insozzarmici la bacheca, non serve a niente e fa anche un po' schifo.
2) Tutti, e dico, tutti i links con Vin Diesel, che poveraccio ha SEMPRE la stessa faccia ed è SEMPRE associato ai soliti concetti: rispetto per tutti, confidenza a nessuno - credo in me stesso e lotto per ciò che voglio - non è la ricchezza a rendere grande un uomo, ma la sua umiltà - mi parli dietro perché io ti sto davanti, e altre amenità del caso.
3) I vari 'condividi se hai un cuore', io un cuore ce l'ho, ma questo non significa che dovrò postare sulla mia bacheca una sfilza infinita di ragazzini pelati, bambini down, cani malati e vecchietti storpi, di nuovo, non serve a niente ed è abbastanza di pessimo gusto.
4) Personaggi dal cervello piccino picciò che impostano come città in cui vivono Miami, New York, Dubai, e poi scopri che mai sono andati oltre Busto Arsizio e vivono a Rovello Porro.
5) Le pagine (di cui ho nascosto tutti i post) che pubblicano a ripetizione links di notizie improbabili e sopratutto poco interessanti: INCREDIBILE, GUARDATE COSA FA QUESTA RAGAZZA CON UN LIBRO DI CAMILLERI ATTACCATO AL CLITORIDE!!! SENSAZIONALE LADY GAGA SENZA TRUCCO!!! SCIOGLIE I FIGLI NELL'ACIDO E POI LI USA PER RIFARE L'INTONACO, GUARDATE COS'HANNO FATTO A QUESTA MAMMMA!!! A parte, e al popolo che gliene frega? Ma sopratutto, c'è qualcuno che ci crede sul serio?
6) Ultimamente, le varie vignette e/o barzellette sul Governo Monti da parte di esseri umani che rasentano il semianalfabetismo, a malapena saprebbero trovarsi il culo con le mani ma hanno comunque la superbia di scrivere in capslock come rimediare al disastro combinato da un tizio pelato ed erotomane che sicuramente hanno votato.
7) Gli amici, o presunti tali, che vivono all'altro capo del mondo e t'invitano ai loro eventi; abito a Milano, perché mai dovrei riuscire a venire al battesimo del tuo cuginetto di secondo grado a Trapani, quando ci siamo visti una sola volta e nemmeno ci eravamo troppo simpatici?
8) Chi non può proprio fare a meno di passare da impegnato, a single, a relazione aperta e/o complicata almeno ogni due giorni.
9) I pazzi sadici e mitomani che quando qualcuno, dopo anni magari, passa da impegnato a single accorrono a mettere 'mi piace', ma come fa a piacerti maledizione? Sei una persona orribile!
10) Le coppie col profilo in comune; che tu li aggiungi agli amici, ti vien voglia di sapere come se la passa il tuo compagno d'asilo e ti risponde una tizia folle, gelosa e incazzata chiedendoti cosa diavolo vuoi, chi sei, e se hai percaso intenzione di mettere le manine sul suo fidanzato, che non vedi da decenni e sembra si sia appena mangiato un grassone.

4 maggio 2012

Le donne normali

Dite che sono polemica, dite quello che vi pare, però è giunto il momento di levarmi dalla scarpa questo sassolino che è ormai diventato delle dimensioni di una castagna, e comincia a farmi male alle dita: le donne magre e le donne in carne, le donne che avrebbero oggettivamente bisogno di prendere qualche chilo e quelle che invece dovrebbero effettivamente perderlo. L'idea mi è venuta oggi quando sfogliando Vanity ho visto un servizio di lingerie che aveva come protagonista una modella taglia forte, questa modella:


Si chiama Tara Lynn, è una taglia 52 ed è bellissima, non esattamente il mio genere ma bellissima.
E fin qui tutto bene, il punto è che non sopporto che ogni articolo concernente modelle taglie forti le definisca 'donne normali'. Questa non è normale, perdio! Questa è una strafiga che fa impallidire i passanti, le donne normali sono altre - e guarda caso non stanno sulle riviste di moda ma in banca, alla posta, nei ristoranti, tra i banchi di scuola, a dirigere il traffico in mezzo alla strada, alcune persino in Parlamento. Ciò che non sopporto è il definire 'normale' una donna solo perché dotata di carne, di ciccette, di curve e di seni prosperosi. E tutte le altre? Tutte le altre che sono più magre di Kate Moss, solo senza il suo viso che spacca le macchine fotografiche e finisce in copertina di Vogue, che cosa sono? Mostriciattoli rachitici col sex appeal di una carota cotta? Anoressiche impenitenti e superficiali che si sono fatte spappolare il cervello dai canoni estetici del terzo millennio e vogliono essere magre a tutti i costi? O forse semplicemente donne normali, sì, anche loro, che ingurgitano un quantitativo spropositato di schifezze ma non ingrassano e però hanno comunque i brufoli, i baffi, il naso grosso, gli zigomi inesistenti e gli occhi spenti? Donne normali che nessuno si sognerebbe di sbattere sulla copertina di Vogue, magre o grasse o prosperose o rachitiche che siano?

A me sta bene comprare un giornale e sfogliare pagine e pagine di ciò che io non sono e non sarò mai; mi va benissimo, forse il giornale lo compro proprio per quello, per guardare le modelle dagli occhi languidi, coi loro capelli sempre perfetti, i corpi mozzafiato e abiti che non indosserei nemmeno se mi sposassi un Pirelli, semplicemente perché a me non starebbero bene. Ciò che non accetto, ciò che proprio non sopporto, ciò che mi fa letteralmente saltare i nervi è sentirmi definire 'anormale' solo perché madre natura mi ha dotata di un corpicino ossuto e spigoloso che è sempre stato così e tale rimarrà nei secoli dei secoli; mettono in copertina una bonazza da panico completamente photoshoppata (vedi Monica Bellucci, settimana scorsa) e ci dicono che lei è normale, perché mangia la pastasciutta a pranzo e a cena e non si vergogna di entrare in un negozio e chiedere la taglia XXL. E grazialcazzo questa è bella come il sole, io porto una 38 e venderei mio padre agli zingari per essere come lei non glielo dice nessuno?

Insomma, vogliamo fare un servizio di moda o lingerie con donne normali, e normali sul serio, che hanno imparato ad accettarsi? Facciamolo, mi rendo disponibile per un primo piano del mio mento sfuggente, delle mie caviglie da quaglietta, della mia pancetta flaccida e rotonda come quella di un undicenne sovrappeso, delle ossa del costato che sporgono tipo Gesù sulla croce, ci sto; e insieme a me trascino tutta un'altra serie di donne normali, magari anche un po' datate, dalla mia splendida nonnina all'assistente del dentista coi fianchi larghi e il sorriso incantevole, però vi prego...smettetela di prenderci per il culo, non chiedo altro.
Continuate a riempire le pagine con strafighe dai capelli da sogno e gli occhi da gatta, di qualsiasi taglia e peso, e diteci quello che meritiamo di sentirci dire: la verità, ovvero che mai, mai nemmeno in un milione di anni saremo belle così, e noi ne saremo felici lo stesso - perché le donne normali sono piene di risorse, gradirebbero solo non essere prese in giro.

22 aprile 2012

Di scarpe e di domeniche

Brutta giornata, la domenica. Lo so, lo dicono tutti, ma del resto questo è un blog senza pretese e come tale non ha la pretesa di dire cose non banali; la domenica non mi piace perché è spenta e grigia, e sta esattamente in mezzo ai due giorni della settimana che invece preferisco: il sabato, perché il sabato quando non lavoro faccio cose che mi piacciono, ed anche se lavoro faccio qualcosa che mi piace - e il lunedì, che è in assoluto il giorno più bistrattato e più bello. Il lunedì è giorno di pelle profumata di doccia, di vestiti scelti con cura la sera prima, di zaino ripulito dalle macerie cartacee accumulate nel corso della settimana, di buoni propositi, di serate etiliche in taverna con le amiche a 'stramaledire gli uomini, il tempo ed il governo' - domani sarà anche giorno di esami del sangue, e tremo all'idea di dovermi avventurare in bicicletta fino all'ospedale con lo stomaco vuoto, e poi attendere quei due o tre secoli col numerino in mano, per poi arrivare finalmente tra le mani di una qualsiasi infermiera maleducata (le infermiere di quell'ospedale lo sono sempre!) che mi dissanguerà mentre io cercherò di non svenire e sopratutto di non guardare.
Questa domenica non è stata poi così male, un risveglio tenero tra le braccia del fidanzato e una colazione a base di caffé latte, cereali e brioche consumata intorno all'una di pomeriggio, fare l'amore e becchettarci come passerotti e poi un gelato e un giro tra le bancarelle e tutte queste belle cose da persone innamorate - o che almeno ci provano, no?.
Questa domenica è stata migliore di altre perché ho comprato un paio di scarpe nuove, e Dio sa quanto raramente regalo qualcosa a me stessa per il solo gusto di farlo, e poi le ho indossate in casa per fare le pulizie perché ne ero e ne sono entusiasta e godo dei miei piedi piccoli inguantati in queste calzature nuove, che non sono il mio genere ma sono scarpe che piacciono molto alla donna che vorrei diventare un giorno, un giorno lontano ma neanche troppo di quando sarò adulta e, speriamo, serena ed elegante e profumata e sorridente e aggettivipositiviacaso, fate voi.



E poi ho fatto la smorfiosa, mi sono fotografata da sola, mi sono buttata in doccia ed ho goduto del mio nuovo shampoo e della crema alla papaya - e mi sono sentita molto sciocca, molto poco femminista, molto superficiale, molto ragazzina, molto esibizionista, molto felice di una domenica che non è stata brutta come le altre; lo devo a delle scarpe nuove, lo devo alla primavera, quasi sicuramente lo devo a te(o), e buonasettimana a tutti, ma sopratutto a me.