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10 marzo 2013

Essere donna è uno schifo

In ritardo di un paio di giorni, giacché virus non meglio identificati hanno contribuito al deperimento del mio corpicino pallido e malaticcio avvicinandomi al concetto di morte...

Andrò controccorente e perderò qualche altro lettore di sinistra: alla manifestazione Se non ora quando? non ci sono andata, perché poi non sono orgogliosa di essere una donna.
E non solo a causa delle stracitate Olgettine, Letterine e Veline, o i vari mignottoni della televisione italiama, o la Binetti, la Santanché e la Mussolini, no, anche e sopratutto perché essere donna, semplicemente, è uno schifo.
E non per il dolore del parto o le mestruazioni o la costante sensazione di colpa e prigionia o l'incapacità di viversi serenamente il sesso fino ai ennemila anni, lo detesto perché sento che siamo noi le principali responsabili del nostro malessere.
Alzi la mano chi non ha mai illuso un amico facendogli credere che avrebbe potuto essere un fidanzato solo per rinfrescarsi l'autostima, chi non ha mai usato il proprio aspetto fisico per ottenere un qualsiasi beneficio, chi non ha mai preteso atteggiamenti di favore soltanto perché femmina, chi non si è mai comportata da vera stronza.
Essere donna è uno schifo, è la nostra condizione stessa di femmine a rendere tutto così schifoso: ecco come la penso sull'8 marzo, e subito dopo però penso anche che c'è un lato positivo: posso avere delle amiche donne, tante, e senza aver voglia di portarmele a letto.
L'amicizia, o comunque la solidarietà tra donne, quando c'è è uno tra i sentimenti più belli che si possano concepire, una specie di Sacra Alleanza, e non mi riferisco alle manifestazioni in cui Concita De Gregorio vorrebbe essere povera e si fa fotografare in compagnia di una pensionata: mi riferisco all'alleanza quotidiana tra donne sconosciute che si siedono vicine sui mezzi pubblici la sera, uno scambio di sguardi al bagno per farti capire che mi sono venute le mestruazioni e tu dovrai cedermi il posto e lo farai e mi terrai la borsa, e le amiche che rispondono al telefono a qualsiasi ora della notte perché il tuo fidanzato ti ha portato i girasoli ma i girasoli ti ricordano il tuo ex così avete litigato e adesso tu non riesci a smettere di piangere, è quella l'alleanza di cui parlo...e non è ora, non è quando, e soprattutto non è se: è ed è sempre stata.
Quindi, essere donne è uno schifo ed è inutile negarlo solo perché siamo all'8 di marzo, ma all'amicizia tra donne non rinunceremmo nemmeno se vi decideste a partorire e a farvi venire le mestruazioni.

Buona vita della donna a tutte.

La mimosa val bene due giorni, il carlino fiore è per sempre.

25 settembre 2012

Il quarto d'ora femminista

Benvenuti al Quarto D'Ora Femminista!
La nuova rubrica di Banalityfair in cui si dicono un sacco di luoghi comuni sull'altro sesso e si arriva a conclusioni teatrali! 
Buona lettura!

Perché i maschi trovano sexy quei punti del corpo che noi consideriamo ripugnanti o, tutt'al più, insignificanti? Perché ci ostiniamo a curarci i capelli, le unghie, perché compriamo creme antirughe, indossiamo bianchieria intima di seta e ci distruggiamo le palpebre a suon di ombretti? Tanto loro queste cose non le guardano, loro hanno le fisse - quelle parti del nostro corpo (solitamente noi le odiamo, o le consideriamo di poco conto) da cui non riescono a togliere occhi e mani di dosso.
Parliamo delle tette grosse - ne vanno pazzi, e questa è cosa nota.
Una qualsiasi donna che porti dalla quarta misura in su vi dirà che farebbe qualsiasi cosa per farsi ridurre il seno, perché lo trova imbarazzante, volgare e scomodo.
O la ciccia sui fianchi, croce di ogni Donna degna di tale nome - tutte, anche le più magre come la sottoscritta sono dotate di piccoli cuscinetti adiposi appena sopra le natiche, è una legge della fisica.
Loro le adorano, "le maniglie dell'amore" che noi ci scarnificheremmo di dosso col machete, se solo esistesse un antidolorifico abbastanza potente - quelle che vengono segnate da tutti i vestiti che non siano di almeno tre taglie più grandi della nostra.
E quando andiamo a comprare della bianchieria intima supersexy e lui reagisce allo stesso modo di quando ci becca con le mutande della bisnonna, iniziando a sbavare, ululando e facendo gli occhi da pazzo? 
E i maniaci delle piccole cose? Che non si accorgono se ci tagliamo trenta centimetri di capelli ma vanno pazzi per quel neo insignificante che abbiamo appena sotto l'orecchio sinistro, o quel modo che abbiamo di pronunciare parole banalissime come "Grazie amore mio" che li manda letteralmente in brodo di giuggiole?

Gli uomini sono ben strani.
Ci sono quelli che s'innamorano solo delle stangone con corpo perfetto, capelli pettinatissimi, mai un pelo di troppo, che si fanno il bagno nell'Opium e hanno il cervello di una sogliola e poi si lamentano perché li tradiscono - e quelli che chiedono l'Estrema Unzione per un raffreddore ma quando hai il ciclo e sei nervosetta ti dicono di non fare scenate - e quelli che ci esci e parlano di poesia, di romanzi di Flaubert, di musica classica e di rumore del vento e poi alla prima occasione ruttano come scaricatori di porto, magari guardandoti negli occhi e subito dopo dire che con te si sentono così a loro agio - e i maniaci dello specchio, i maledettissimi di provincia, i musicisti egomaniaci, i pignoli impenitenti, gli ubriaconi e i malvagi, manipolatori, crudeli.



Ci sono uomini di tutti i tipi, penso, e penso anche che ventitre anni siano pochi per dire di conoscerli a fondo - penso anche però che ogni donna di qualsiasi tendenza sessuale essa sia non possa farne a meno, almeno uno, fosse anche il migliore amico gay che ci ruba il lucidalabbra o il fratellino piccolo per cui uccideremmo chiunque, il figlio adolescente stronzo che ci chiama "streghe" e il padre un po' burbero di cui abbiamo dentro l'immagine. Almeno un uomo nella vita serve, perché in quella sconfinata idiozia che conosciamo intorno ai sette anni, quando il migliore amico di scuola ci sputa la gomma in testa perché è innamorato di noi, io credo sia nascosta l'altrà metà del mondo, quella che ci strappa fuori le cose più belle.

14 settembre 2012

Non c'è trucco non c'è inganno!

Ci sono quelle che non si truccano, e si dividono in due categorie: chi del trucco avrebbe effettivamente bisogno (anche una ritoccatina alle sopracciglia non guasterebbe, e togliersi i baffi potrebbe essere una buona idea) e chi invece non ne ha bisogno affatto - e io queste ultime le odio, le odio sinceramente, come non ho mai odiato altro in vita mia, perché la loro pelle è naturalmente perfetta e i loro occhi sono naturalmente languidi, le ciglia naturalmente lunghe, le labbra naturalmente tumide.
E io, costretta da sempre e per sempre a puntare sulla simpatia, sono naturalmente invidiosa.
Ci sono quelle che si truccano sempre alla stessa maniera, poco e bene, tutti i giorni: un velo di cipria, una riga sottile di eyeliner, mascara sulle ciglia superiori e via, pronte per affrontare la giornata - che debbano andare agli uffici della motorizzazione o a un appuntamento con Antonio Banderas non fa differenza, al massimo puntano sull'acconciatura o sul vestiario, ma il makeup rimane quello.
Ci sono le fanatiche, ma non lo sono mai per sempre - di solito abusano per qualche mese dei tutorial su internet e per un periodo che va dalle quattro alle dodici settimane non fanno che comprare ombretti, rimmel colorati, blush in crema, lucidalabbra appiccicosi, e scialacquano interi stipendi da Kiko, sono il terrore dell'OVS, e si mettono tutto in faccia contemporaneamente.
E' una mania diffusa, io stessa ne sono uscita a fatica circa un anno fa: mi conciavo come Moira Orfei svegliandomi appositamente mezz'ora prima del solito ogni mattina per impiastricciarmi le palpebre con colori pastello accesissimi e cimentarmi nell'uso dell'eyeliner in crema - con risultati, devo dirlo, scarsissimi.
Le fanatiche tengono i trucchi in una specie di baule dalle dimensioni associabili a quelle di un piccolo monolocale arredato e hanno così tanti pennelli che potrebbero tranquillamente darsi alla pittura su tela appena la mania del make up sarà finita.
(Io, che non ho talenti se non quello di spaccare le palle, ho preso tutti i miei cimeli coloratissimi e profondamente inutili e li ho regalati alla mia migliore amica che è appena entrata nel tunnel delle polverine magiche che non si applicano alle narici, ma sulle palpebre e sugli zigomi).
Ci sono quelle che non si truccano mai ma quando si truccano lo fanno bene, e sono decisamente le mie preferite - vanno in giro con la faccia rilassata e luminosa di chi ha dormito in mezzo alla foresta pluviale, ma alla prima grande occasione sfoderano smokey eyes degni del Festival di Cannes e colori abbinatissimi, rossetti che non sbavano mai e contouring esperti che cambiano completamente la forma del viso.
E infine, ci sono quelle come me, che tutti i giorni passano venti minuti a truccarsi per dare l'idea di non essersi truccate affatto.
Il mio rito di makeup quotidiano, e quando dico quotidiano intendo che per me ha la stessa valenza del lavarmi la faccia e i denti, si compone di: fondotinta, correttore, cipria, blush, matita bianca per la rima interna dell'occhio, matita nera per la palpebra inferiore e mascara, mascara a strafottere, mascara come se non ci fosse un domani, il tutto sfumato, sfumatissimo, così sfumato che pare che non ci sia.
Insomma, truccarci non ci rende belle (per quello ci vorrebbe un miracolo, non c'è fondotinta che tenga) ma quantomeno presentabili - ed è già un risultato più che mai auspicabile.

E gli uomini, che cosa ne pensano?
Io di solito ho a che fare con quelli che si dicono attratti dalle "ragazze acqua e sapone" - perché non sanno che se io riducessi realmente i miei riti di bellezza quotidiana ad "acqua e sapone" il viso mi si staccherebbe pezzo dopo pezzo come l'intonaco delle case abbandonate, e sarei costretta a esibire la carta d'identità non solo per acquistare alcolici e sigarette ma anche solo per prendere l'ascensore, il cui uso è vietato ai minori di dodici anni non accompagnati.
Senza trucco somiglio tremendamente a Gollum, o a Iggy Pop prima della pubertà.
Senza trucco non sopporto di farmi vedere da nessuno, a malapena da me stessa.

Senza trucco però c'è chi è stato capace di dirmi "Sei bellissima", e mentiva sapendo di mentire e io sapevo che stava mentendo e non ho detto nulla, a fatica ho sorriso - e ho pensato che forse è questo, solo questo, l'amore.

18 giugno 2012

Oltre alle gambe c'è di più, parte II

Trenta secondi nella testa di una (quasi) donna single in piena sindrome premestruale:

Voglio un dolce - le mie amiche non mi vogliono bene - non ho amici - morirò sola con dieci gatti - ho le ginocchia nodose - vorrei rifarmi il mento - questa maglietta mi fa sembrare grassa - ho mal di testa - voglio un dolce - voglio anche un panino al prosciutto - quanto tempo è che non faccio sesso? - quanto tempo passerà prima che io rifaccia sesso? - non piaccio a nessuno - morirò sola nella mia merda e i gatti mi mangeranno le orecchie - ho sbagliato tutto nella vita - sono quì che guardo che mi guardo crescere la mia cellulite le mie nuove consapevolezze - avrei dovuto iscrivermi a Medicina - sicuramente avrà trovato un'altra che lo fa stare meglio di me - nessuno è meglio di me! - spero che sia grassa - spero che gli attacchi l'herpes - voglio un dolce - voglio affogare in una vasca di gelato - non ho talento - tutti mi odiano, lo so - sono lesbica - quanto tempo è che non faccio sesso? - invidio così tanto la mia amica che è fidanzata da cinque anni e sta per sposarsi - piuttosto che fare la fine della mia amica mi arruolo nella Legione Straniera - attiro solo casi umani - sono un caso umano - avrei dovuto rimanere con nomediexacaso - voglio un dolce - credo che lui mi piaccia - non uscirei mai con me stessa - la prossima volta che bacerò qualcuno sarà la mia prozia al battesimo del figlio dei vicini di casa, e sarà anche l'ultima - ora mi compro quel vestito - datemi un dolce, mi spetta di diritto - con quel vestito sembrerei un sacco di letame - sono un sacco di letame - credo che lui mi piaccia, e pure tanto - le persone sono cattive - domani vado a farmi congelare gli ovuli - sarò mica incinta? - no, non è possibile, è troppo tempo che non faccio sesso - quanto tempo è che non faccio sesso? - voglio un dolce - credo che lui mi piaccia, e pure tanto, e credo mi comprerò un dolce.

31 maggio 2012

Le donne normali, parte II

Ebbene sì, è successo di nuovo. Per chi non lo sapesse, l'argomento mi sta a cuore e ne parlai in questo post, forse meno di un mese fa. Di nuovo, una bonazza patinata in copertina che ci dice che le donne vere non portano la 38, e francamente ne ho abbastanza le palle piene. No, non ho intenzione di ripetermi, fare un'altra polemica inutile su quanto sia offensivo leggere le parole della strafiga di turno (e in questo caso stiamo parlando di una strafiga che mi piace moltissimo, come attrice e come donna) che viene a spiegarci dall'alto dei suoi miliardi e del suo successo cosa sia 'vero' e cosa no, cosa sia 'normale' e cosa invece sia irrimediabilmente sbagliato e sgradevole.
Ma voi avete idea di quanto io possa essermi sentita offesa?
Santocielo, credevo ci fossimo evoluti, credevo che i luoghi comuni sulle bionde cretine, le rosse puttane e le magroline poco autentiche fossero ormai storia passata - invece no, invece di nuovo a sparare puttanate su come dovrebbe essere una donna per essere bella, vera, normale o salcazzochecosa. 
Quindi, siccome ancora non mi sono iscritta a qualche corso intensivo di yoga per risolvere i miei problemini di collera e in questo momento ho le vene del collo che mi pulsano tipo Adriano Pappalardo quando sbraitava 'Ricominciamo', vi dimostrerò una cosa, e per farlo dovrò sacrificare quel poco che rimane della mia dignità e del mio pudore...nella speranza che ne valga la pena, in caso contrario lapidatemi pure.


Foto odierna: ancora a letto, il ritorno di Gesù Cristo.

Foto odierna: sveglia da pochi minuti, senza nemmeno essermi lavata la faccia.
Ciao a tutti, mi chiamo Vanna e guarda caso porto una 38, mi faccio gli autoscatti appena sveglia e completamente struccata, non mi vergogno delle mie costole né dei miei capelli privi di senso, non ho una troupe di fotografi e truccatori professionisti nascosta nell'armadio, e Vanity Fair non mi metterebbe in copertina neanche quandi farà freddo all'inferno.
Sono Vanna, sono vera e normale e porto una 38 e a volte mi cola il trucco e se percaso dimentico di depilarmi vengo scambiata per un orsetto marsicano, sono Vanna , sono vera e normale e imperfetta e proprio per questo motivo non verrò a raccontare a voi quale taglia debba portare una donna vera e normale e imperfetta, perché non lo so nemmeno io, e anche lo sapessi non sarebbero affari miei.


Sono Vanna, porto una 38 e alla faccia di Kate Winslet non solo sono irrimediabilmente vera, sono anche bellissima, bellissima così - e sono certa che lo siate anche voi, lo siamo tutte quando ci sforziamo di crederlo, fidatevi di chi l'ha voluto imparare a ogni costo per non soccombere, fidatevi di me.

29 maggio 2012

Il ragazzo di sinistra, parte I

Il ragazzo di sinistra è una specie umana assai diffusa, sopratutto nella mia vita; ne esistono di due tipi: il Wannabe Radical Chic e il Wannabe Punkabbestia, e sono uno più simpatico dell'altro.
Il ragazzo di sinistra Wannabe Radical Chic indossa Clark, non porta mai t-shirt (fanno eccezione le polo, in piena estate, dai colori smorti come il cachi, il beige o il verde spento) preferendo le camicie, meglio se a quadretti, con le maniche elegantemente arrotolate su avambracci magrissimi e pressoché glabri, da fighettina senza nerbo.
Questo determinato tipo umano di solito ha parecchi capelli, e li ama quasi quanto ama il suo pene e tutti i libri di Pasolini; è fermamente convinto di poter conquistare ogni donna (purché sia di sinistra!) solo guardandola languidamente mentre gira le pagine di un qualsiasi libro politicamente impegnato, citando Guccini come non ci fosse un domani e invitandola a eventi pidocchioso-culturali in circoli ARCI di dubbio gusto e di dubbia ubicazione, essendo le vie centrali decisamente troppo nazionalpopolari meglio andare a infilarsi nei più torbidi locali di Famagosta a raccontarci quanto ci manca Gaber.
Il ragazzo di sinistra Wannabe Radical Chic è pieno di sé al punto che se leggesse questo post penserebbe di me che sono una specie di Chiara Ferragni particolarmente velenosa, dai capelli ossigenati e le scarpe firmate, e che gli preferirei un figlio di papà azzimato e bauscietta, mentre lui punta a donne di un certo livello, prima fra tutte Concita De Gregorio di cui, ne sono sicura, cerca le foto dei piedi su Google quando si sente solo.
Sì, perché il Wannabe Radical Chic è raffinato in tutto ciò che fa: i libri che legge sono sempre i più di nicchia, i film che guarda sono sempre i più concettualmente esaltanti, le donne che si porta a letto sono sempre le più interessanti, e i suoi gusti sessuali raramente sono gli stessi di quelli del volgo.
Il Tipo in questione non dirà mai di una donna che ha un bel seno, o un bel culo, o una bella bocca: lui vi dirà che di una donna guarda tendenzialmente i piedi, le unghie, le sopracciglia e i tendini, tettecculo son cose da poveracci - di portafogli e di spirito.
Il Wannabe Radical Chic non dorme, riposa.
Non mangia, degusta.
Non beve, sorseggia.
Non studia, s'istruisce.
Non lavora, ma s'impegna politicamente affinché il mondo del lavoro possa essere migliore per tutti, perché il Radical Chic vi dirà sempre, in qualsiasi periodo storico, che non c'è lavoro.
E se gli chiederete quale tipo di lavoro va cercando, senz'imbarazzo alcuno vi risponderà che lui ci ha provato, hai voglia se ci ha provato, a farsi assumere come amministratore delegato dell'Adelphi ma proprio non l'hanno preso, sistema ladro e mafioso e capitalista e squallido che non premia i giovani di talento dall'ambizione vorace (e il cervello pieno di ovatta).
Inoltre, i Wannabe hanno il senso dell'umorismo di un opossum morto, sono permalosi e vanesi, e fondamentalmente incapaci di prendersi responsabilità: alle responsabilità preferiscono il vittimismo gretto e la superbia senza freni inibitori, probabilmente se potessero clonarsi passerebbero la giornata a palparsi il sedere e a dirsi quanto sono belli.

Vi sono solo due luoghi al mondo che permettono a questa specie di sopravvivere e proliferare serenamente, dato che oltre a quanto già elencato son misantropi di natura: i circoli ARCI di cui sopra e naturalmente le università, di solito alla Facoltà di Lettere&Filosofia e/o Giurisprudenza.
Alla Statale di Milano infatti abbiamo la più grande riserva italiana di questa razza che non si sta affatto estinguendo, è facile osservarli in Chiostro ogni giorno a guardare sottecchi e con disprezzo i loro cugini di secondo grado (i Wannabe Punkabbestia, di cui parlerò in seguito) e con vaga compassione tutti gli altri.
Ma se percaso compare una ragazza (una ragazza di sinistra!) a pochi metri dal loro perimetro allora eccoli i novelli Bertinotti farsi re della scena, con passo felpato tirar fuori dalla tracolla in similpelle un volantino rosso e un invito galante a qualche evento delcazzo, come dicono a Oxford, dal titolo sempre ambiguo, e sempre pallosissimo: 'Il Nome della Prosa, letture di testi civili da Umberto Eco a Asterix&Obelix', 'Harry Potter e il camice di Monti, aperitivo letterario e riflessioni sul piccolo mago fascista', 'Come essere di sinistra e scisci senza ostentare troppo la grandezza del portafogli e del pene', e vai di sorriso incantevole e spiegazioni sommarie, il tutto condito da lunghe lunghissime occhiate ciglia contro ciglia (come già detto, loro non sono superficiali, loro le donne le guardano negli occhi) e lo scambio dei contatti Facebook, 'anche se non lo uso mai'.

E le ragazze, oche che non sono altro, invece che fare la cosa più furba (scappare urlando che la Corazzata Potemkin è una cagata pazzesca) di solito ci cascano e ci cascano con tutte le scarpe, fino a che il Wannabe non le lascerà col cuore spezzato dicendo loro che purtroppo è la società a privarci della voglia di avere una relazione stabile, e io ti amo ma amo di più il Neorealismo, non possiamo stare insieme devo unirmi ai Nuovi Partigiani, e davvero ci tengo tanto a te ma se voglio vincere queste elezioni universitarie dovrò andare a letto col Magnifico e mi spiacerebbe farti male.

Il Wannabe RC ha il suo fascino, è vero, ma è un fascino finto e preconfezionato tale e quale a quello dei dolci industriali: a guardarli ti sembrano buonissimi e pieni di gusto, ma se ne mangi uno ti nausea quasi subito e non avrai mai voglia di provarne un altro, perché fondamentalmente sono tutti uguali, asettici e finti, van bene giusto per le serate in cui la fame da eccessi di alcol e droga rimbambisce le pareti dello stomaco, ma francamente nessuno li mangerebbe ogni giorno per colazione.
Io preferirò sempre un cornetto caldo, grasso e simpatico: costa di più ed è raro trovarne di buoni, sporcano le mani e ti riempiono di briciole e di zucchero a velo, saranno dozzinali...ma almeno sono autentici, e proprio perché sono cucinati freschi ogni giorno nessuno è mai uguale all'altro, ognuno ha un sapore che è tutto suo e che può farti felice per un giorno intero - con quegli altri, quelli di cui sopra, magari al momento ti sembra di goderci un sacco, ma alla lunga non ti restano altro che calorie da bruciare, saporacci sul palato, e sensi di colpa da gestire.

4 maggio 2012

Le donne normali

Dite che sono polemica, dite quello che vi pare, però è giunto il momento di levarmi dalla scarpa questo sassolino che è ormai diventato delle dimensioni di una castagna, e comincia a farmi male alle dita: le donne magre e le donne in carne, le donne che avrebbero oggettivamente bisogno di prendere qualche chilo e quelle che invece dovrebbero effettivamente perderlo. L'idea mi è venuta oggi quando sfogliando Vanity ho visto un servizio di lingerie che aveva come protagonista una modella taglia forte, questa modella:


Si chiama Tara Lynn, è una taglia 52 ed è bellissima, non esattamente il mio genere ma bellissima.
E fin qui tutto bene, il punto è che non sopporto che ogni articolo concernente modelle taglie forti le definisca 'donne normali'. Questa non è normale, perdio! Questa è una strafiga che fa impallidire i passanti, le donne normali sono altre - e guarda caso non stanno sulle riviste di moda ma in banca, alla posta, nei ristoranti, tra i banchi di scuola, a dirigere il traffico in mezzo alla strada, alcune persino in Parlamento. Ciò che non sopporto è il definire 'normale' una donna solo perché dotata di carne, di ciccette, di curve e di seni prosperosi. E tutte le altre? Tutte le altre che sono più magre di Kate Moss, solo senza il suo viso che spacca le macchine fotografiche e finisce in copertina di Vogue, che cosa sono? Mostriciattoli rachitici col sex appeal di una carota cotta? Anoressiche impenitenti e superficiali che si sono fatte spappolare il cervello dai canoni estetici del terzo millennio e vogliono essere magre a tutti i costi? O forse semplicemente donne normali, sì, anche loro, che ingurgitano un quantitativo spropositato di schifezze ma non ingrassano e però hanno comunque i brufoli, i baffi, il naso grosso, gli zigomi inesistenti e gli occhi spenti? Donne normali che nessuno si sognerebbe di sbattere sulla copertina di Vogue, magre o grasse o prosperose o rachitiche che siano?

A me sta bene comprare un giornale e sfogliare pagine e pagine di ciò che io non sono e non sarò mai; mi va benissimo, forse il giornale lo compro proprio per quello, per guardare le modelle dagli occhi languidi, coi loro capelli sempre perfetti, i corpi mozzafiato e abiti che non indosserei nemmeno se mi sposassi un Pirelli, semplicemente perché a me non starebbero bene. Ciò che non accetto, ciò che proprio non sopporto, ciò che mi fa letteralmente saltare i nervi è sentirmi definire 'anormale' solo perché madre natura mi ha dotata di un corpicino ossuto e spigoloso che è sempre stato così e tale rimarrà nei secoli dei secoli; mettono in copertina una bonazza da panico completamente photoshoppata (vedi Monica Bellucci, settimana scorsa) e ci dicono che lei è normale, perché mangia la pastasciutta a pranzo e a cena e non si vergogna di entrare in un negozio e chiedere la taglia XXL. E grazialcazzo questa è bella come il sole, io porto una 38 e venderei mio padre agli zingari per essere come lei non glielo dice nessuno?

Insomma, vogliamo fare un servizio di moda o lingerie con donne normali, e normali sul serio, che hanno imparato ad accettarsi? Facciamolo, mi rendo disponibile per un primo piano del mio mento sfuggente, delle mie caviglie da quaglietta, della mia pancetta flaccida e rotonda come quella di un undicenne sovrappeso, delle ossa del costato che sporgono tipo Gesù sulla croce, ci sto; e insieme a me trascino tutta un'altra serie di donne normali, magari anche un po' datate, dalla mia splendida nonnina all'assistente del dentista coi fianchi larghi e il sorriso incantevole, però vi prego...smettetela di prenderci per il culo, non chiedo altro.
Continuate a riempire le pagine con strafighe dai capelli da sogno e gli occhi da gatta, di qualsiasi taglia e peso, e diteci quello che meritiamo di sentirci dire: la verità, ovvero che mai, mai nemmeno in un milione di anni saremo belle così, e noi ne saremo felici lo stesso - perché le donne normali sono piene di risorse, gradirebbero solo non essere prese in giro.

27 aprile 2012

E dalle macchine per noi, i complimenti del playboy

Io non sono una strafiga, e non lo dico con orgoglio; insomma, pagherei una decina delle mie presunte qualità morali per somigliare alla gemella sciatta di Angelina Jolie, o alla zia colitica di Megan Fox.
Non sono nemmeno brutta, sia ben chiaro; sono normale tendente al grazioso dopo trucco e parrucco e normale tendente all'orrendo prima di trucco e parrucco, appartengo alla vastissima categoria delle 'carine ma niente di che'.
(Che poi, certo, i gusti son gusti! Diversi fidanzati, amici, anziani parenti e sbronzissimi gay isterici mi hanno definita bella, bellissima, stupenda - e sicuramente un numero piuttosto elevato di persone avrà altresì pensato di me che sono cozza, irrimediabilmente cozza, tristemente e definitivamente cozza).
Carina, ma niente di che; nessuna falsa modesta, nessuna sincera superbia, solo un'opinione maturata col tempo, un giudizio assolutamente oggettivo su ciò che vedo tutti i giorni davanti allo specchio, ho una buona e cattiva parola per tutto, il mio aspetto fisico non fa eccezione - e non sono nemmeno una bellezza 'volgare' o appariscente, non ho occhi da gatta, gambe lunghe o curve mozzafiato, il mio corpo è stato definito 'efebico' nel migliore dei casi e 'rachitico' nel peggiore, indosso i tacchi raramente, la gonna altrettanto raramente e il mio look quotidiano è decisamente 'nu jeans e 'na magghietta, come ululava Nino D'Angelo.
E per farmi notare non ho nemmeno più quella lunghissima e bellissima chioma di capelli biondi che mi sono portata dietro per anni, ora ho un taglio giovane e birichino e maledettamente importabile che ricorda un po' quello di Hugh Grant primo periodo - insomma, davvero niente, niente che indurrebbe un Dante qualsiasi ad ammutolirsi al mio passaggio, per poi scrivermi poesie d'amore.

Allora, di grazia, qualcuno vorrebbe spiegarmi perché due settimane fa un autista dell'ATM ha pensato bene di mimare una fellatio mentre mangiavo un gelato aspettando di attraversare la strada? E oggi, nemmeno un mese dopo, un tassista frustrato ha mimato invece un cunnilingus alla mia direzione intanto che stavo seduta sulla 94 a guardare Milano con la fronte appiccicata al finestrino?

Dio, io la odio questa categoria di MIM (Molestatori Innocui Metropolitani), la odio.
La odio fondamentalmente perché è stupida, cafona e sopratutto codarda.
Insomma, l'esibizionista masturbatore ha pur sempre un certo carisma se per hobby gira nei parchi a calarsi le braghe davanti a ignare passanti; il fischiatore solitario di solito concede un sorriso, e poi il fischio ha quel gusto un po' retrò che fa molto film di Fellini; le varie manine morte, che in realtà sono incredibilmente vive, sui mezzi pubblici almeno ci mettono la faccia, e non solo quella, e comunque hanno il coraggio di esporsi anche se la folla urlante non vedrà l'ora di linciarli a fatto avvenuto. 
Invece quelli come il caro autista, il caro tassista, i playboy su quattro ruote nessuno escluso, li manderei tutti a farsi fottere da Satana in persona - fanno un lavoro noioso, bene, anch'io non sempre mi diverto a studiare centinaia e centinaia di pagine sull'importanza dell'architrave nel teatro greco, eppure non mi metto a cantare ollellé ollallà ai miei compagni di corso, magari fissandoli ostinatamente sotto la cintura.
Quindi, le cose sono due: o da giorni giro con un cartello attaccato alla schiena che recita 'sono portata per il sesso orale' a caratteri cubitali, o il mondo è pieno di teste di cazzo volgari, cafone e sciocche, che non hanno nemmeno il coraggio di stare fermi al loro posto dopo aver detto o mimato la loro stronzata e prendersi il vaffanculo che loro spetta, ma scappano veloci sulle ruote di cui lasciando ragazze come me basite e incredule che tanta pirlaggine, perché di questo si tratta, sia stata posta da Dio nel grande disegno di tutte le cose.
Che poi, non è lo sbigottimento dovuto a cotanta stupidaggine a infastidirmi, è quella sensazione vaga e impalpabile di 'colpa', che mi porta chiedere al mio fidanzato se percaso sembro una facile, se questa mise non mi fa sembrare un po' troppo discinta, insomma...come se fosse colpa mia, colpa mia che sto sull'autobus schiacciata tra un centinaio di persone e sto andando in università, colpa mia che preferisco il gelato nel cono piuttosto che nella coppetta, colpa mia che oggi mi facevo schifo da sola ed ho deciso di indossare la gonna, colpa mia che non cammino con gli occhi bassi.
Ma forse dovrei, forse le nostre consorelle arabe camminano con gli occhi bassi per evitar di vedere quanto può essere cretina la gente, dovremmo imparare tutte da loro.