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8 novembre 2015

La bella estate dei desideri

Cesare Pavese, La bella estate
La prima goccia di sangue si infrange sulla ceramica con un rumore ben preciso. La prima goccia di sangue ha un odore e scioglie il senso di colpa, le funi che stringono il sacco nero intorno al cuore; rilassa le reni, diffonde nel corpo un dolore sordo e sano, auspicato e giusto. Tutti i vaffanculo che ho elargito con grande magnanimità, l'emicrania, gli incisivi aggrappati alle ginocchia, la fame, che fame, che fame. Segna l'inizio di giornate sfilacciate e lacrimevoli in cui risulterà più facile incolpare il reale di essere esattamente ciò che è. In queste giornate capita, succede, mi ritrovo a pensare che l'amore, se fosse (ma non è) riempirebbe gli spazi tra le cose. La prima goccia di sangue si porta appresso le conseguenze - perché il sangue, si sa, va alla testa. Il sangue, si sa, va dappertutto. L’estate, bella, se l’è portata il sangue.

(L'estate, come il sangue, era dappertutto ed era nelle conseguenze, nei capannoni oltre la ferrovia, in particolar modo l'estate era nei cadaveri delle mosche che si accumulavano sulle insegne dei bar ed era nelle notti che si allargavano fino al mattino.) (L’estate, come sempre, cominciava in giugno. Salivo sul treno e mi paralizzavo nel freddo così detto condizionato, che sa di plastica e che puzza come la plastica - non è l'amore, mi dicevo, il punto - ma gli spazi tra le cose.) 

(Luglio, torrido, era nelle conseguenze.)(Esagerava e si faceva sentire l'estate, bella, dei desideri; ricordi, il silenzio prolungato e senza colori, come l'autostrada che squarcia la pianura. Gli spazi tra le cose, tra le vite, tra noi due. C'era il verde violentissimo del mio bicchiere e il bianco spietato della sua camicia e il bagliore della sua pelle e avevo caldo, avevo sonno, avevo male; tutto si è fatto sangue, che è andato alla testa, che è andato dappertutto, che si porta appresso conseguenze e allora Addio. Ero stanca. Lo ero di tutto, dell'interezza, nell'interezza, la camicia e la pelle. Poi le scadenze, le date, "il sole dei tuoi occhi neri" e tutte le cose che per forza di cose (!) - lasciamo perdere, non sono questi i tempi, i luoghi. Addio, vaffanculo o più modestamente ciao. Arrivederci amore, ciao.)

(Agosto scorreva lentissimo e snocciolava, come doni, i miei ventisei anni e tutti quei bicchieri, la bella estate molto portava, molto portava via. Le cose si svolgevano al di sotto del cielo della vecchia, polverosa provincia ed è stato, anche, sapersi per qualche tempo in quiete, in pace, come i morti a marcire nella canicola, da qualche parte tra la veranda e il bosco, nell'Agosto che scorreva lentissimo.) (L'estate, come la vita, si svolgeva quasi tutta tra le cose più semplici, i binari e i balconi. L'estate bella dei desideri si manifestava nella miseria e nella polvere. I desideri si svelavano piano, mai pensati, nelle forme più imprevedibili: li ho visti nelle rughe precoci di un tossico e nelle sue pupille, diceva “Vi dovete sposare” e i desideri, a volte, sono gli inceneritori che ardono in questi posti dove non accade mai niente, le risse nei bar e la noia, la grazia. I binari, pensavo, nei binari; cristallizzare l'attimo, abbatterlo, incanalarlo in qualcosa che somigliava moltissimo alla Morte e alla Felicità.)

(Agosto scorreva impazzito in tutti quegli aerei in tutte quei respiri in tutte quelle voci, femmine e amiche, sorelle forse, proprie come il sangue, e nelle cose che non avevo mai fatto. Snocciolava ancora, come doni, imprevedibili gesta e avventure che avvenivano in estate, appunto, era la bella estate dei desideri.) 

(Settembre era alle porte e non sarebbe stata estate, non sarebbe stata bella, se fosse stata priva di lividi. Gli spazi tra le cose, le solite cose, si scandivano in geometrie perfette tra i platani e i binari del tram e dov'è che stavo andando? Ad annegare in un caffè e pensavo, se parlassi apertamente sentirei in bocca il sapore amaro delle sillabe e dopo di che finiremmo entrambi all'ospedale con le gambe rotte, schiacciati dal peso di tanta idiozia. A chi hai pensato, se hai pensato, mentre facevi, se facevi? Io ti ho pensato quasi sempre. In tutti quei caffè. E dico quasi perché io so, io ho bisogno di credere (ancora) che l’amore se fosse (ma non è), riempirebbe gli spazi tra le cose, tutte le cose, sempre. Berrei, adesso, un altro caffè. Che sia l’ultimo, invece non lo è mai.)

La bella estate muore nel mio grembo e si infrange sulla ceramica con un rumore ben preciso; scivola con l'acqua, nell'acqua e non avvisa, io ero sotto la doccia e non pensavo a niente se non alla bella estate che è stata, appunto, bellissima. La bella estate è morta e non è importante come e quando sia successo, ne piango e non ne piango il triste lutto perché là dove muore l'estate, anche se bellissima e fatta tutta di desideri, nasce l'autunno, il breve autunno della ragione e quasi sicuramente, un giorno, scriverò anche di quello. Le speranze sono finite ma, se saremo fortunati, ci resteranno le stagioni. 

1 commento:

  1. ...non ho mai letto Pavese, ma per colpa della mia profe di letteratura al liceo...
    tu mi hai dato un buon motivo per ricredermi, sai?

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